STEFANO: I NUMI DEI LIBRI (IL PRIMO NON SI SCORDA MAI)

C’è chi ringrazia la sempre sorridente maestra (o l’austero maestro) delle elementari; chi la temibile (ma saggia) professoressa di latino e greco del ginnasio. C’è chi è devoto al ricordo di una zia che gli portò in dono, a Natale, un Pinocchio illustrato. E poi c’è anche chi è grato al nonno che, nelle giornate d’inverno, raccontava favole meravigliose, illustrate con i gesti ampi e calmi delle sue mani grandi.

Io devo il mio amore per la lettura a due soldati inglesi: due paracadutisti, avventurieri e marinai di prim’ordine. Si chiamano John Ridgway e Chay Blyth: 80 anni il primo, 78 il secondo. Ne avevano venti quando attraversarono l’Atlantico settentrionale da Cape Cod, nel Massachusetts, fino a Kilronan Pier, al largo di Galway, in Irlanda. Lo fecero a forza di remi, su una barchetta di appena sei metri. 92 giorni di mare: da soli, tra tempeste e balene.

Ne trassero un libro: “A fighting chance”, che uscì nel 1967. Arrivò a casa mia qualche tempo dopo, non so grazie a chi. Però ricordo benissimo la copertina italiana; era molto allegra: tra onde marine stilizzate e un sole giallorosso, basso sopra l’orizzonte, c’era scritto: “L’oceano in punta di remi”.

Avevo, sì e no, dodici anni e i libri mi annoiavano da morire, per la disperazione di mia madre. Non ne volevo proprio sapere di star lì, fermo, con un libro in mano. Nonostante la diffidenza, un giorno presi in mano quel libro colorato e lo aprii, scoprendo subito che quell’avventura mi parlava da vicino, quasi nell’orecchio. Mi meravigliai enormemente, davvero: la mia immaginazione si accese di colpo e scoprii quanto fosse eccitante seguire, parola dopo parola, le avventure di due ragazzi, poco più grandi di me, sbattuti tra le onde di un mare terribile e mai visto, l’oceano.

Solo più tardi mi accorsi che una coincidenza singolare mi legava (e tuttora mi lega) a quell’avventura temeraria. Ero venuto al mondo proprio durante la traversata: esattamente 25 giorni dopo il primo colpo di remi verso Est.
Insomma: mentre io succhiavo il mio primo latte, John e Chay lottavano indomiti con i mostri marini, con l’Oceano e contro il vento.

Posso dirlo con sincera gratitudine, oggi: il mio battesimo di carta avvenne grazie a due numi coraggiosi, fatti di schiuma, di vento e di parole.

(Stefano Lamorgese)

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