Io amo. Piccola filosofia dell’amore. Estratti dal libro di Vito Mancuso

Io amo. Piccola filosofia dell’amore. Estratti dal libro di Vito Mancuso

Sono infiniti i libri che parlano dell’amore, che ne indagano le forme, i modi, le connessioni. Tra i più recenti c’è Io amo. Piccola filosofia dell’amore, di Vito Mancuso, edito da Garzanti nel 2014. A questo testo abbiamo dedicato due incontri a Formello, suscitando l’interesse di lettori di ogni età, perché Mancuso sa porre domande, introdurre riflessioni e toccare temi  che riguardano tutti.
Come abbiamo già fatto per altri libri sui valori, come  Rispetto di Richard Sennett, Solidarietà. Un’utopia necessaria di Stefano Rodotà, Onestà di Francesca Rigotti, Sincerità di Andrea Tagliapietra, proponiamo qui la scelta di alcuni brani attraverso cui ripercorriamo, in breve le pagine del libro di Mancuso.

Avvertenza: La scelta di questi brani non può né vuole essere esaustiva. E’ uno dei tanti possibili percorsi attraverso un libro, che permettono, a chi non l’ha ancora letto, di conoscerne alcune parti, di provarne piccoli “assaggi”, che trasmettano il sapore del linguaggio, del ritmo, del pensiero dell’autore.

Il primo innamoramento

Dov’eri, cosa pensavi, cosa facevi, quando la freccia di Eros ti trafisse per la prima volta?
La complessità del fenomeno amore richiede che esso venga accostato da più di una prospettiva. Si tratta infatti di considerare ciò che la natura fa in noi, ovvero la dimensione passiva dell’amore; ciò che noi facciamo di noi stessi, ovvero la dimensione attiva dell’amore; e infine l’unione consapevole di noi con la natura, ovvero il senso complessivo del nostro essere qui.

Espansione cosmica

Da dove viene l’onda che costituisce il colpo di fulmine? Le onde del mare sono prodotte dal vento, le onde della luce e degli altri fenomeni elettromagnetici sono prodotte dal sole, le onde acustiche della chitarra sono prodotte dalle dita di chi fa vibrare le corde, ma qual è la sorgente dell’onda dell’innamoramento? Non è la persona di cui ci si innamora, la quale anzi spesso all’inizio neppure si accorge di “avere fatto colpo”; neppure si può dire che la sorgente sia lo stesso soggetto che si innamora, visto che in molti casi si è ben lontani dal volersi innamorare, a volte nemmeno di quella particolare persona. Quindi la sorgente dell’onda sembra non trovarsi né in chi è l’oggetto né in chi è il soggetto dell’innamoramento. Eppure l’innamoramento si dà.
Dal vuoto nella sua assoluta oscurità sorgono all’improvviso come dei lampi di luce, prime tracce dell’essere. Dicono che il nostro universo ebbe origine da queste oscillazioni del vuoto quantistico. Quello che è certo è che noi umani siamo un pezzo di universo. Noi siamo un frammento così minuscolo dal punto di vista quantitativo da risultare assolutamente insignificanti. E tuttavia, considerando le cose dal punto di vista qualitativo, quello cioè dell’informazione implicata nell’organizzazione dell’energia e della materia,​ noi umani ​risultiamo un elemento molto significativo dell’universo e della sua evoluzione.
Ipotizzo che la purezza del sentimento nasca dall’oscurità dell’impulso erotico, e che a sua volta l’impulso erotico sia il modo mediante cui il caos originario o energia oscura che muove verso l’espansione si manifesta dentro di noi. L’espansione è la legge fondamentale dell’universo, e l’impulso erotico è la modalità mediante cui essa si dà nei viventi. Eros introduce caos nel sistema coordinato dell’individuo originariamente concepibile come monade unica e solitaria. E da questo caos si origina un più alto livello di organizzazione della materia. L’impulso erotico è il caos che bussa alla porta, o che per meglio dire la batte con impeto e sconvolge l’ordine esistente al fine di crearne uno nuovo, più complesso, ma sempre a sua volta incalzato dal caos.

Gravitazione universale

Ogni fenomeno fisico è sottoposto alla legge della gravitazione universale, dinamica opposta rispetto all’espansione; e ovviamente anche l’amore, in quanto fenomeno fisico, le è a sua volta soggetto. Questo fa sì che gli esseri umani vogliano amare ed essere amati, vogliano cioè gravitare attorno a un centro di gravità (amare) e diventare a loro volta un centro di gravitazione per altri (essere amati).
Io sono convinto che la vita affettiva dipenda dall’equilibrio tra queste due direzioni della forza dentro di noi. […] Occorre trovare il giusto equilibrio tra donare e ricevere amore, perché tutto nella vita dipende dal giusto equilibrio delle forze.

Come una torta a più piani

Quando ci si innamora, in gioco c’è anzitutto il corpo della persona che ci attrae con le sue forme, le sue movenze, i suoi odori; c’è la voce con il timbro e la musicalità, gli occhi con il colore e le linee che trasmettono, i capelli con il taglio e le atmosfere che creano, le mani che con la loro forma e il movimento suscitano il desiderio di venirne accarezzati. Si può però escludere la psiche, il carattere, il temperamento che si esprimono mediante il corpo? Le manifestazioni del corpo sono un’espressione diretta della personalità complessiva, psiche e spirito compresi. […]
Se a innamorarsi è un essere umano per il quale la dimensione spirituale non gioca alcun ruolo, perché non la coltiva né la cerca, l’azione degli ormoni in lui sarà pressoché totalizzante, in quanto è solo la psiche orientata al piacere del corpo ad avere rilevanza. Se invece a innamorarsi è un essere umano per il quale la dimensione spirituale gioca un ruolo significativo in termini di valori etici, di criteri estetici, di orientamento sociale e politico, l’azione degli ormoni sarà sempre mediata dalla consapevolezza e dalla capacità di valutazione responsabile.

Invaghirsi

Occorre distinguere bene l’innamoramento dal fenomeno che con esso presenta molte analogie, ma ne differisce radicalmente quanto all’essenza, e che chiamiamo invaghimento o anche infatuazione, sbandata, cieca passione. […] Nell’innamoramento [l’onda del colpo di fulmine] colpisce quella parte della mente tradizionalmente chiamata cuore. L’invaghimento invece interessa un’altra parte della mente, ben distinta dal cuore, dalla quale promana il desiderio detto concupiscenza.
La persona innamorata trasfigura l’intera personalità della persona amata, la persona invaghita invece ne ingigantisce la carica erotica.
La differenza tra innamoramento e infatuazione segnala la grande distanza che intercorre tra diversi fenomeni accomunati dal linguaggio ordinario sotto il medesimo nome di amore, che per questo viene essere uno dei termini più ambigui del nostro linguaggio.
Così oggi tutti dicono amore, ma i più intendono invaghimento. Agiscono sull’altro per sedurlo, e non sanno che l’amore al contrario esige che si agisca su di sé, preparando la propria persona in corpo e anima per generare la nobiltà richiesta dall’amore.

Trasfigurazione

Si parla legittimamente di innamoramento solo a condizione che vi sia un’effettiva novità, qualcosa di inaspettato e anche un po’ doloroso, di imprevisto e non-voluto e soprattutto tale da sconvolgere e rivoluzionare l’esistenza. La prima visione è una trasfigurazione. Nell’innamoramento infatti non si considera la realtà come materialmente è, ma si riveste di fascino l’oggetto della propria visione trasfigurandolo in un essere ideale.La trasfigurazione nell’amore non cessa mai e accompagna anche l’amore maturo, quando appaiono le rughe della vecchiaia, perché se queste vengono guardate da un occhio che ama acquistano un valore diverso, come i volti dei vecchi nei dipinti di Rembrandt. L’arte sa trasfigurare anche la decadenza fisica, il dolore, la malattia, la pena, la miseria. E lo stesso sa fare l’amore.

I diversi tipi di amore (dal punto di vista di chi ama) 

L’esperienza amorosa si manifesta in chi la vive secondo tre fondamentali modalità: come attrazione del corpo, in questo caso si ha l’amore erotico (eros); come attrazione del sentimento, in questo caso sia l’amore sentimentale (philìa); come attrazione dello spirito e in questo caso sia l’amore spirituale (agàpe).
Questi diversi tipi di amore dipendono dalla pluridimensionalità dell’essere umano e vengono generati a seconda della dimensione del nostro essere che entra in gioco. Quando la nostra energia viene attratta in modo irresistibile al livello del corpo si ha eros o amore erotico; quando la nostra energia viene attratta in modo irresistibile a livello della psiche si ha philìa o amore romantico o emotivo; quando la nostra energia viene attratta in modo irresistibile a livello dello spirito si ha agàpe o amore spirituale. Non bisogna però irrigidire questa suddivisione, perché l’essere composito che noi siamo e che giustamente viene descritto con termini diversi per indicare i nostri differenti modi di esistere, è sempre sollecitato nella sua totalità quando si dà l’esperienza così globale e onniavvolgente dell’amore.
Alla luce di queste distinzioni e degli intrecci e relazioni tra loro, penso che per l’amore si generino le seguenti possibilità:
– sola attrazione del corpo: amore erotico;
– attrazione del corpo e della psiche: amore sentimentale;
– attrazione del corpo, della psiche e dello spirito: amore completo integrale;
– sola attrazione della psiche: amore romantico, detto anche platonico;
– attrazione della psiche e dello spirito: amore idealizzato, tipico delle grandi amicizie;
– sola attrazione dello spirito: amore universale tipico della vita religiosa e dell’impegno nel sociale;
– attrazione dello spirito e del corpo: mera possibilità teorica.

I diversi tipi di amore (dal punto di vista di ciò che è amato)

Quali sono gli oggetti in grado di suscitare amore negli esseri umani? Sono potenzialmente infiniti, è ovvio, ma penso che se ne possa dare una prima sommaria suddivisione distinguendo realtà personali e realtà impersonali: esistono dunque un amore personale e un amore impersonale.
All’amore personale appartiene anzitutto l’amore per eccellenza, quello per un altro essere umano solitamente di sesso opposto, a cui si lega la totalità della vita, […] un amore completo o integrale. Sempre all’amore personale fa capo l’amore per i genitori, i figli e gli altri parenti. […]
Vi è poi l’amore del prossimo in tutte le sue diverse sfumature, dalla gentilezza verso i vicini e verso i colleghi all’impegno socio-politico, dall’amore per l’umanità nel suo insieme (filantropia) alla dedizione ai più poveri e più sfortunati. […] La forma più radicale dell’amore verso il prossimo è l’amore per i nemici comandato da Gesù. […]
Un ulteriore forma di amore personale è l’amore per il maestro.
All’amore impersonale appartiene anzitutto un indefinito amore per la vita che a volte compare nelle nostre giornate. Vi è poi l’amore per la natura e le sue manifestazioni, il cielo, il sole, le nuvole e l’acqua […], la terra, le piante, gli alberi, i fiori, le montagne. Una delle più suggestive celebrazioni di questo amore per la natura è il Cantico delle Creature di Francesco d’Assisi.
Vi sono infine due forme molto particolari di amore: l’amore per Dio e l’amore per sé, a mio avviso più collegati di quanto a prima vista possa sembrare.
L’amore per Dio è il primo e fondamentale comandamento dell’ebraismo e del cristianesimo.

L’amore per sé

Siamo al cospetto di un dato antinomico: da un lato le tradizioni spirituali e umanistiche insegnano la lotta contro il proprio sé, dall’altro ne insegnano la cura.
Tale contraddizione si rivela anche nel linguaggio comune. C’è un modo di dire io che è il segno più evidente di un egocentrismo narcisistico. Esiste tuttavia anche l’estremo opposto di chi non dice mai io per rifugiarsi sempre dietro l’autorità altrui, non avendo il coraggio di esporre se stesso. Se il primo estremo segnala egocentrismo, il secondo segnala mancanza di autonomia personale. Io penso che il punto di equilibrio tra i due estremi sia dato da chi sa e vuole dire io, ma non per innalzare se stesso, bensì per giocarsi onestamente in quello che dice e che fa, assumendosi ogni volta in prima persona la responsabilità delle sue parole e delle sue azioni.
[Io considero] la relazione come costitutiva, originaria, coessenziale. Ognuno di noi nasce dalle sue relazioni, vive nelle sue relazioni, è le sue relazioni. L’Io è costitutivamente relazione.
Se l’Io è le sue relazioni, la maniera migliore di volere e di fare del bene a se stessi è volere e fare il bene agli altri e viceversa la maniera migliore di volere e di fare del bene agli altri è volere e fare il bene a se stessi.
Egoismo e altruismo sono separati solo per chi ritiene che l’Io possa esistere indipendentemente dagli altri, ma per chi ritiene che l’Io sia frutto di un concerto di relazioni originarie, altruismo ed egoismo sono solo gli estremi di una polarità che va sempre tenuta in equilibrio.

L’amore nella sua essenza

A dispetto delle distinzioni tra le molteplici forme dell’amore, in realtà l’amore nella sua essenza è uno solo. E tale essenza si comprende al meglio mediante la formula: logos + caos = pathos.
L’amore anzitutto è l’ingresso di un evento inatteso (il caos) dentro il sistema ordinato di una singola esistenza, a seguito del quale si produce uno sconvolgimento dell’ordine esistente (il logos), che dapprima produce ulteriore caos e poi giunge alla formazione di un nuovo centro vitale, un nuovo sistema, un nuovo logos.
Ci troviamo in presenza di un dato paradossale. Noi siamo libertà. Ben più del nostro corpo con il suo aspetto fisico, ben più dei nostri beni con il loro peso economico, ben più del nostro sapere e della nostra cultura, a caratterizzarci nel profondo è l’intima personalità che traspare dalle scelte che facciamo o che evitiamo di fare, vale a dire la nostra libertà. Eppure nell’istante dell’innamoramento tutto avviene a prescindere dalla nostra libertà: non solo è sospesa ma viene come presa in trappola e resa inspiegabilmente desiderosa di potersi consegnare nella dedizione verso l’altro divenendo servitù. E’ essa stessa a desiderare tale metamorfosi contro cui nella vita ordinaria combatte sistematicamente. La libertà si ritrova a non poter fare a meno di servire, e se questa possibilità le viene negata essa sperimenta una sconfitta avvilente che si traduce in un senso di inutilità e di vuoto.
L’amore
è quella relazione integrale che fa sì che un essere umano si leghi a un altro essere umano e insieme producono qualcosa di qualitativamente diverso. La coppia è qualcosa di più della somma di un atomo a un altro atomo: la coppia non è due atomi, è una molecola spirituale. C’è un salto qualitativo nell’essere, una sua differente e più profonda configurazione, la quale porta il singolo a non essere più atomo ma a sussistere diversamente ponendo il suo centro vitale fuori di sé. Non solo però nell’altro, perché in questo caso l’amore creerebbe dipendenza, assoggettamento, asimmetria, come nel caso dell’amore sentimentale. L’amore maturo conduce il singolo a sussistere fuori di sé, ma non nell’altro, bensì in qualcosa di più alto di sé e dell’altro.

Il lato oscuro

L’amore, d’istinto, richiama alla mente felicità e voglia di vivere, come dimostra il fatto che tutti ne siamo generalmente attratti; d’altro lato è altrettanto comune l’esperienza opposta, cioè la malinconia e la tristezza più cupa, anche il senso di una schiavitù che trascina qualcuno come dice un personaggio di Singer, persino a “baciare la spada dell’Angelo della morte”.

La “amoralità” della cultura dominante

La cultura dominante ritiene che l’amore non ammette regole e comandamenti. Non si accetta l’idea che si debba sottoporre a disciplina anche il sentimento, il quale, al contrario, deve essere lasciato libero di procedere come vuole, padrone oggi di fare così e domani il contrario. La vita sessuale è oggi l’ambito in cui il mito moderno di una vita al di là del bene e del​ male, pretende di trovare realizzazione. Il desiderio di collocare se stessi al di là del bene e del male avvince la mente contemporanea perché costituisce la massima realizzazione della potenza dell’ego nel suo sogno di non dover rendere conto a nessuno, non solo ovviamente agli insegnamenti delle religioni, ma neppure agli ideali del bene e della giustizia da sempre venerati dall’umanità e posti alla base della coscienza morale universale.

La morale cattolica

Di contro alla amoralità della cultura dominante vi è il dogmatismo della dottrina cattolica in materia di etica sessuale, un sentiero ritenuto concretamente impercorribile anche dalla gran parte dei cattolici. [Seguono venti pagine approfondite sulla morale cattolica. Rimandiamo al testo.]

Il cardine su cui si basa la costruzione della morale sessuale ecclesiastica cioè l’inscindibilità di amplesso e procreazione è smentito dal più importante libro biblico dedicato a questo tema, il Cantico dei Cantici.
La morale sessuale della Chiesa cattolica vorrebbe essere fondata sull’oggettività di una presunta legge naturale, su cui il soggetto dovrebbe normare la propria particolare situazione.

Educazione

Fare spazio. Alla fine, a pensarci bene, l’amore significa fare spazio. Fare spazio dentro di sé a un’altra persona, aprirle la nostra anima e farle piantare la sua tenda nel mezzo. Non pensare più, non sentire più, non vedere più solo sulla base dell’io, ma cercare, ogni giorno di nuovo, di farlo sulla base del noi.
Il discorso su come vivere l’amore non si riduce certo alla sessualità. Prima e dopo la vita sessuale c’è l’interezza della persona a essere in gioco. C’è l’ascolto, il dialogo, la conversazione, l’umorismo, il sogno, il saper stare insieme in silenzio, la pazienza, la simpatia per i difetti dell’altro, il sorriso per le sue manie, il guado degli inevitabili conflitti, la mano nella mano, l’invasione delle parentele, l’intreccio delle amicizie, la comunione degli ideali, accettare una storia passata senza volerla diversa da come è stata, il sostegno del lavoro dell’altro, la dialettica di tempo comune e tempo per sé, il non avere più interessi economici personali ma solo comuni… Insomma fare spazio. E con questo dilatare la vita, arrivando fino a sentire male per le proteste dell’io, che non sempre è disposto a fare ancora spazio.
Anche perché, talora, l’io dell’altro non vuole per nulla a sua volta fare spazio, non vuole il noi ma ha in testa sempre e solo sé, e lo si vede ingrandirsi a nostre spese, come un parassita, e ci si chiede se abbia senso continuare a fare spazio, se questo non equivalga piuttosto lentamente a morire. E quando poi l’altro si trasforma in altri, quando c’è tutto il carico di una famiglia che si fa spazio a nostre spese, non diventa forse troppo oneroso l’amore per una persona normale?
Lo può diventare. Talora lo è.
Se amore è fare spazio, prepararsi all’amore significa imparare a fare spazio, ovvero lavorare sull’io sottoponendolo a una specie di ginnastica spirituale. […]
Per ascoltare veramente l’altro non basta solo sentirlo, come per forza di cose si sentono i rumori molesti, né basta ascoltarne solo qualche parola e poi subito a dire la nostra interrompendo il discorso. […] L’ascolto richiede silenzio interiore. Ma che cos’è l’amore, se non ascolto integrale, non solo del linguaggio verbale ma anche del linguaggio corporeo? Anche il corpo dell’altro ha bisogno del nostro silenzio capace di ascolto.
Sto dicendo che per l’amore maturo è indispensabile un’educazione spirituale. Ciò che conta è giungere a disciplinare l’interiorità rendendola capace di attenzione. Per qualcuno che istintivamente ha orecchie solo per sé si tratterà di mettere a tacere la brama di protagonismo che impedisce l’attenzione; per qualcun altro che istintivamente si trattiene nel guscio del sé si tratterà al contrario di vincere l’apatia e la pigrizia che pure impediscono l’attenzione; in ogni caso tutti, chi premendo sul freno, chi sull’acceleratore, sono chiamati a lavorare sulla propria interiorità rendendola silenziosa, pulita, accogliente per fare spazio e diventare spazio, e così aprirsi alla grande trasformazione dell’ego richiesta dall’amore.

Punto di vista privilegiato

E’ proprio l’amore la prospettiva privilegiata per giungere a individuare le tracce di ciò che si usa denominare “senso della vita”. […] Quella particolare disposizione della mente e del cuore che chiamiamo “senso” si produce solo chiamando in causa l’interiorità, mediante la nostra attiva partecipazione e il nostro lavoro: non c’è senso senza consenso. […] Il senso è una costruzione.

Dipendenza da una forza cosmica più grande

Che Eros sia una forza cosmica, la forza cosmica per eccellenza in ambito biologico, è intuito già dal linguaggio che, in moltissime lingue, presenta per organismo e orgasmo la medesima radice. Si può giungere a essere un organismo solo attraverso l’orgasmo. [La Natura] tende all’amore. La natura contiene questa spinta verso il futuro già nel suo nome, il quale viene dal verbo latino per nascere, nasci, il cui participio futuro femminile, nascitura, contratto, ha dato natura. Natura è ciò che sempre sta per nascere.
L’amore produce vita, noi siamo vita, quindi noi siamo un prodotto dell’amore. Un prodotto della sua forza che spinge alla coesione gli elementi. In principio la relazione. Dipendendo dalla logica relazionale, quanto più la riproduciamo dentro e fuori di noi favorendo l’armonia delle relazioni (che a livello fisico si chiama salute, a livello psicologico si chiama amicizia, a livello spirituale si chiama etica) tanto più serviamo la vita e incrementiamo la vita.

Conclusione

Un essere umano che vive per il bene e per la giustizia, che vive per fare il bene così da diventare bene, che vive per la giustizia così da diventare giusto, è una persona degna di stima. Io penso che una vera storia d’amore si distingua da tutte le altre avventure e relazioni occasionali per la presenza di questo preciso elemento, la stima. A una grande storia d’amore non basta la passione del corpo e del sentimento, occorre sempre anche la passione dello spirito o dell’intelligenza che è la stima. La stima è la devozione dell’intelligenza. E non ci può essere integrale devozione del corpo, se prima, durante, non c’è devozione dell’intelligenza.

Città Isaura

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