RICORDI

Racconto di Thomas Geenen, Giorgia Geminiani, Alessia Stircu

Primo premio sezione Scuola (scuola secondaria Barbara Rizzo) del Concorso letterario In viaggio sulla via Francigena

Un mago fuggito dalla sua cella magica, nella quale era stato rinchiuso con false accuse riguardo un omicidio, cominciò a vagare per i boschi della Valle del Sorbo lamentandosi per la terribile esperienza il cui ricordo lo tormentava. Ad un certo punto incontrò un cacatua che gli consigliò di parlare con il re della foresta, che lo avrebbe aiutato a togliersi i ricordi della prigione che tanto lo disturbavano. Per arrivarci però avrebbe dovuto costruire un ponte su un vecchio dirupo nella Valle del Sorbo.
Il mago provò inutilmente tutti gli incantesimi che conosceva, finché non decise di provare senza magia. Lì vicino trovò un’ascia brillante e tagliò un grande albero, che si trovava a pochi passi, e che cadendo formò un lungo ponte sul dirupo.
La parte del tronco ancorata al terreno si rivelò cava ed il mago non riuscì a resistere alla tentazione di saltarci dentro. Non poteva sapere che lì cominciava un lungo tunnel che porta in un misterioso mondo sotterraneo, chiamato “Il mondo di sotto”, abitato da tutti i personaggi delle fiabe, da Cenerentola alla Sirenetta, da Biancaneve a Pinocchio e tutti gli altri.
Il mondo è diviso in 5 regni:
– Formello, regno di cavalieri, re, saltimbanchi e saggi maghi;
– Oceano Nero, regno di sirene, mostri marini e navi pirata;
– Foresta del Sorbo, abitata da esseri magici e bizzarri, alberi parlanti e gnomi;
– Monte Aguzzo, terra di draghi e orchi misteriosi;
– Piana del Cremera, luogo di ritrovo di tutte le fate, i folletti e gli elfi di questo mondo.
Il mago atterrò nella Foresta del Sorbo, cominciò a guardarsi intorno in cerca di spiegazioni ma se ne pentì subito quando scoprì che molti esseri nascosti nei cespugli scappavano al suo sguardo, facendogli perdere l’occasione di chiedere dove si trovasse. Solo un giovane cervo rimase e non si voltò quando lui si avvicinò.
Quel cervo, di nome Bambi, aveva una dote: sapeva parlare! Il mago parlando tra sé e sé, si chiese dove fosse e grande fu la sua sorpresa quando il cervo gli rispose: “Sei nella Foresta del Sorbo, nel mondo delle Fate. Io mi chiamo Bambi, e tu chi sei? E cosa ci fai qui?” E il mago rispose: “Sono qui perché un pappagallo mi ha detto che per essere libero dal ricordo della prigionia che mi affligge dovrò parlare con il re del Sorbo, e mi è stato detto che si trova sull’altra sponda del dirupo davanti a cui mi trovavo. Vidi un grande albero che decisi di tagliare per costruire un ponte con cui avrei attraversato il dirupo, ma quando notai che il tronco dell’albero era cavo non seppi resistere alla curiosità di infilarmici ed ora sono qui!”
“Il cacatua di cui mi stai parlando ha un comportamento familiare … ma certo!” esclamò Bambi, che continuò: “Si tratta di Tranator, un Goblin mutaforma che ama andare nel mondo di sopra, a Formello, e ingannare le persone di passaggio”. Il mago capì che non esisteva nessun re del Sorbo, però adesso desiderava realmente togliersi il pensiero della prigione e si chiese se in quel bizzarro regno esistesse qualcuno o qualcosa capace di liberarlo.
Ancora una volta il cervo gli lesse nel pensiero e rispose: “Ma se vuoi comunque dimenticare, a Formello vive un mago, il mago Merlino, che è capace di far dimenticare ad ogni persona persino il proprio nome, anche a chi ha la memoria più forte del mondo. Ti posso accompagnare da lui!” concluse Bambi. Il mago, il cui nome è rimasto segreto troppo a lungo, ovvero Orlando, acconsentì ed insieme partirono.
Il viaggio, reso fin troppo movimentato da tre lupi, i quali raccontarono i loro incontri con Merlino, grazie al quale si erano tolti ciascuno un peccato (quale naturalmente non lo ricordavano!), proseguì fino ad un ponte bruscamente distrutto.
Bambi disse che l’ultima volta che era passato di lì risaliva all’incirca a due giorni prima, che il ponte era intatto e non capiva cosa l’aveva potuto distruggere.
Ciò non era d’aiuto, ma almeno passarono del tempo nell’attesa che arrivasse un’idea, che presto arrivò. Un altro ponte permetteva di arrivare alla Piana del Cremera, dalla quale sarebbero dovuti passare per arrivare a Formello.
Così Orlando e il cervo proseguirono lungo il burrone che separava i mondi e finalmente arrivarono, ma si presentò un altro problema: un orco faceva da guardia al ponte per permettere solamente agli elfi e alle fate che abitavano in quel luogo di passarci sopra.
“L’unica soluzione è travestirsi da fate o da elfi”, disse Bambi, e quando il mago confermò, cominciarono a pensare a un possibile travestimento: subito a entrambi venne in mente la stessa geniale idea. Ma era chiaro che Bambi non poteva certam travestirsi. Così aiutò soltanto il mago a sistemarsi le foglie che si stava mettendo addosso. Essendo l’orco, come tutti quelli della sua specie, non molto intelligente non vede differenza tra un mago travestito da elfo e un elfo vero, così fece entrare il mago “elfo” a cavallo del cervo.
La piana del Cremera era immensa e popolata da miliardi di fate e di elfi di ogni età e di ogni colore: c’era chi veniva dal mare ed era coperto di sabbia e di conchiglie; chi veniva dalla foresta e aveva foglie ovunque e qualche rametto in testa. Tutti non erano più grandi di una zucchina e avevano occhietti verdi o blu grandi quasi quanto tutto il viso.
Ai nostri eroi si avvicinò un gruppetto di Elfi neri che cominciavano a fare domande facendo perdere tempo sia al mago sia al cervo, che aveva un brutto presentimento, ma se avesse parlato all’orecchio del mago per comunicargli i suoi sospetti si sarebbe fatto notare e probabilmente quegli Elfi non li avrebbero più lasciati andare. Erano infatti i Pulfhness, malefici Elfi che avevano come unico scopo nella vita quello di dare fastidio a tutti i passanti, specie se si trattava di qualcuno che aveva a che fare con Merlino. L’unica cosa che odiavano nella loro vita erano i litigi. Infatti tutto ciò che facevano era solo per divertimento: per cacciarli via il cervo e il mago avrebbero potuto litigare ma questo il mago non lo sapeva; l’unica cosa possibile in quel momento era aspettare che i Pulfhness si stancassero e se ne andassero via, lasciando in pace il mago e il cervo, ma ci avrebbero sicuramente messo ore e così al cervo venne in mente la meravigliosa idea di fingere di impazzire per spaventare i Pulfhness e farli andare via.
Così il cervo cominciòa girare su se stesso e a bramire con estrema violenza.
A quel punto i Pulfhness cominciarono a strillare impauriti e scapparono a gambe levate.
Quel regno fortunatamente era popolato anche da fate che aiutavano i passanti, tra cui Ninfadora, che aveva il magico potere di teletrasportare in pochi secondi ogni passante.
Dato che aveva osservato tutta la scena, andò a chiedere al mago e al cervo se avessero bisogno d’aiuto e loro la implorarono di portarli all’ingresso di Formello, e in fretta, poiché avevano perso molto tempo con i Pulfhness.
Lei allora disse che poteva aiutarli, ma solo uno alla volta.
Orlando disse a Bambi di partire per primo e così Ninfadora posò una mano sul dorso del cervo e cominciarono a volare a una velocità incredibile verso il ponte che separava Formello dalla piana del Cremera. Poi tornò e fece lo stesso con il mago che la ringraziò immensamente e insieme a Bambi riprese il cammino verso la torre del Mago Merlino.
Passarono sotto il castello del re, dove milioni di abitanti attendevano l’udienza per parlare dei propri problemi, e infine arrivarono alla torre del Mago Merlino. Cominciarono a salire piano dopo piano fino ad arrivare al cinquantesimo, dove abitava il magico vecchietto. Bussarono al portone, su cui era inciso a caratteri d’oro una scritta: “Posso farvi dimenticare il vostro nome, entrate se ne avete il coraggio”, e più sotto, un po’ più piccolo: “sto scherzando, siete i benvenuti!”. Firmato: Mago Merlino.
I nostri eroi entrarono e tra miliardi di scaffali pieni di pozioni colorate e un fitto fumo puzzolente, riuscirono a trovare un vecchio uomo magrolino e vestito con una larga tunica blu. Aveva una barba lunga fino ai piedi, bianca e morbida come il pelo di un cagnolino appena lavato. Era intento a canticchiare mentre spolverava un vecchio librone con le pagine ingiallite e strappate.
Probabilmente non riceveva ospiti da tempo, per la fatica di raggiungere quel posto, come dimostrava la polvere davanti alla porta.
Il cervo cercò di chiamarlo e tentò svariate volte finché fu costretto a urlare; solo allora il mago Merlino si voltò ed esclamò con il volto quasi illuminato: “OSPITI!”.
Orlando sentì quasi l’animo più leggero per aver fatto così felice un povero vecchietto solo: “Cosa siete venuti a fare qui?” domandò con aria perplessa Merlino. Bambi rispose che il suo compagno voleva dimenticare il brutto ricordo della prigione dalla quale era fuggito.
Il mago, a cui da secoli non veniva chiesto un servizio di tale importanza, sorrise di nuovo, poi cominciò a cercare un po’ per terra, un po’ sulla libreria, vicino alla porta, il libro con gli incantesimi, finché ricordò di averlo pulito pochi secondi prima e cominciò a sfogliarlo freneticamente, fino a una pagina sulla quale erano scritte delle formule in antichi caratteri.
Merlino cominciò a leggere: ”KALENDA MAJIA MAKAIA GASDERTAK!” E subito un vapore bluastro uscì dalla sua bocca, offuscando gli occhi di Orlando che si sentì sollevare, poi gli venne un forte mal di testa e cadde a terra.
Quando il mago si svegliò, vide Merlino esultare per la riuscita del suo incantesimo.
Ricordava che si trovava lì per dimenticare qualcosa e a quanto pare aveva funzionato perfettamente: qualunque cosa quell’uomo gli avesse fatto, poiché non ricordava più quello che voleva dimenticare, aveva funzionato. Salutarono cordialmente il mago e si rimisero in viaggio. Attraversarono tutto Formello fino ad arrivare al ponte che lo separava dalla foresta del Sorbo.
Si erano infatti procurati una pozione “rigenerante“, che con poche gocce ricostruì il ponte, e così Orlando e Bambi poterono passare.
Arrivarono fino al punto in cui il mago era sbucato dal tronco cavo, ma poi arrivò la domanda: come risalire?
Di certo chiederlo a Merlino sarebbe stato utile, ma ora non potevano tornare indietro.
Così Bambi disse di conoscere una strega capace di tutto: i nostri eroi si avviarono verso la sua capanna, presto ci arrivarono e bussarono.
Aprìuna vecchietta piena di rughe, con un largo sorriso sdentato stampato in faccia.
Il cervo espresse chiaramente il loro problema e la strega disse che era tra le cose più facili che aveva mai fatto, ma aveva bisogno che il mago si concentrasse sul mondo di sopra e sul motivo per cui ci voleva tornare.
Il mago allora si sedette a gambe incrociate sul prato e cominciò a pensare, a concentrarsi più che poteva, sentiva i saluti di Bambi, e le incitazioni della strega a concentrarsi di più.
Poi la strega cominciò a cantare in lingue sconosciute e, per la seconda volta in questa avventura, il mago si sentì sollevare, e poi avvolto da buio e silenzio: si trovava in una foresta.
Ce l’aveva fatta! Era a casa, libero!
Corse dal Cacatua, e lo derise e lo prese in giro, facendolo vergognare così tanto da farlo scappare. E dopo aver vagato a lungo senza trovare nessuno disposto a ospitarlo, quell’ucellaccio andò a morire in fondo al bosco.

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