70 anni dalla Dichiarazione dei Diritti dell’uomo. Le voci degli scrittori

Il 10 dicembre 1948 l’ONU proclamò, tre anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, la Dichiarazione Universale dei Diritti umani. Se ne parla molto, specie in occasione degli anniversari “tondi”, ma la si conosce poco. Ecco una piccola parte del Preambolo e i primi due articoli:
Dal preambolo:
Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;
Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità, e che l’avvento di un mondo in cui gli esseri umani godano della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell’uomo;
Considerato che è indispensabile che i diritti umani siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l’uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l’oppressione;
Articolo 1
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
Articolo 2
Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.

La città di Isaura ha promosso, a Ostia e Formello, due iniziative nei mesi scorsi, proponendo attraverso i filmati delle Teche Rai le voci di alcuni scrittori: i Premi Nobel Nadine Gordimer, Toni Morrison, Gao Xingjian, e Eduardo Galeano, Ryszard Kapuściński , Madri di Plaza de Mayo. Ognuno di loro aiuta a fornirci un quadro ampio dei Diritti umani, tema presente nella letteratura di tutti i tempi. E’ il momento di riascoltarli.

Il castello delle voci: interviste Rai a dodici autori, quattro Premi Nobel

Questo sito è nato, ad aprile 2018, con un proposito, fra gli altri: divulgare le parole, le voci, le immagini di scrittori di tutto il mondo, con i servizi realizzati per la rubrica Incontri di Rainews 24. La storia del salvataggio di una intera videoteca l’ho raccontata qui, in un post che la riassume.
La sezione Il Castello delle voci del sito ha pubblicato in questi mesi 15 dei 220 servizi digitalizzati dalle Teche Rai. Eccoli, in ordine alfabetico, con i link ai singoli servizi:

Eduardo Galeano (Uruguay) Intervista a Roma, 1999)
Gao Xin Jiang
(Cina, Premio Nobel 2000), intervista a San Miniato e Pisa, 2006
Nadine Gordimer
(Sudafrica, Premio Nobel 1991), intervista a Milano, 2007
David Grossman
(Israele) Intervista del 2000 sull’intimità, nel Giardino segreto di Isabella d’Este, a Mantova
Libereso Guglielmi
(Italia, “il giardiniere di Calvino“), Intervista a Sanremo, 2003
Ryszard Kapuscinski
(Polonia), lectio magistralis a Udine, 2006
Madres de Plaza de Mayo
 (Argentina), intervista a Percoto (Ud), Premio Nonino 2006.
Alberto Manguel
1 (Argentina,…leggeva libri a Borges), Intervista a Mantova, 2003
Alberto Manguel 2 Intervista a Ostia, 2005
Toni Morrison
, (Usa, Premio Nobel 1997), incongtro pubblico al Festivaletteratura di Mantova 2002
Josè Saramago
(Portogallo, Premio Nobel 1998), Intervista a Genova, 2001, a bordo del vascello del film Pirati di Polanski
Thich Nhat Hanh
(Vietnam), Intervista a Castelfusano, 2003
Tiziano Terzani
1 (Italia), Intervista su Lettere contro la guerra, Firenze, 2002
Tiziano Terzani 2 Ultimo incontro pubblico, Festivaletteratura, Mantova 2002
Tiziano Terzani 3 Un altro giro di giostra. Sintesi in 12′.

L’elenco è aggiornato al 25 ottobre 2018. Di mese in mese ne pubblicheremo gli aggiornamenti.

 

 

 

Francesca: Da Eduardo Galeano una direzione per scelte di vita

Avevo diciassette anni quando mio padre tornò da Montevideo entusiasta per aver conosciuto e intervistato Eduardo Galeano e mi regalò una maglietta con il continente americano disegnato alla rovescia con una sua frase: “Los tambores transmiten la buena nueva: los invasores no son inmortales.” (I tamburi trasmettono la buona notizia: gli invasori non sono immortali.)
Quando lessi Le vene aperte dell’America Latina, che uscì in Italia pochi anni dopo, mi si aprì un mondo e la mia vita deviò verso la direzione che è stata per me naturale, in questi anni: gli indigeni, l’America Latina, la solidarietà. Due anni dopo partii per un anno di Erasmus ad Alcalà per imparare bene lo spagnolo, e da lì il resto.

Luciano: I miei viaggi attraverso i libri

Io sono uno a leggere
e loro sono milioni e milioni a scrivere” (Massimo Troisi)

Il fascino indiscreto della parola scritta

La parola scritta mi ha sempre affascinato e anche, per molto tempo, intimorito. L’ho sempre vista come un mezzo per andare al di là del tempo e dello spazio. L’idea di poter leggere ciò che hanno pensato e scritto scrittori e poeti vissuti secoli o millenni fa e rendendoceli, nel momento in cui leggiamo, nostri contemporanei continua a stupirmi e meravigliarmi.
Due flash dall’infanzia: il piacere di comporre lettere e parole con le mollette dei panni, sotto la guida di mia mamma, prima di andare a scuola e prendere la penna in mano e, qualche anno dopo, la lettura de Il giro del mondo in 80 giorni di Jules Verne (o Giulio Verne, come era scritto in copertina), che si è intrecciato nei miei ricordi alla visione del film con David Niven, che probabilmente vidi dopo, alla tv.

I libri: viaggi ed esplorazioni

Mi catturava la possibilità di viaggiare attraverso le pagine dei libri, stando chiusi nella propria stanza. Il salvataggio della giovane vedova indiana destinata a essere bruciata su una pira sovrasta, nei miei ricordi, tutte le altre avventure, col mistero di culture così diverse, lontane e incredibili; l’altro ricordo incancellabile di quel libro è la scena del ritorno di Phileas Fogg e di Passepartout nel club londinese, 81 giorni dopo la partenza, che in realtà sono 80 perché, viaggiando sempre verso est avevano recuperato un giorno. Così la scommessa del protagonista, con relativa sfida, alla base della motivazione del viaggio era vinta.
Ho continuato, per una vita, ad ammirare le storie di esploratori e viaggiare ed esplorare il mondo, esterno e intimo, anche attraverso i libri. E quando sono arrivati i viaggi veri, erano sempre alla ricerca di luoghi di cui avevo già letto, nel primo viaggio in Grecia chiesi le indicazioni per il mare usando l’antica parola “thalatta” che mi era rimasta in testa dall’Anabasi di Senofonte. E quando, cinquantenne, ho cominciato a intervistare gli scrittori, amavo soprattutto scoprire, leggendoli, paesi in cui non ero mai stato, tanto da confondere di tanto in tanto, ancora oggi, le immagini lette sui libri e quelle viste dal vero. L’Irlanda di Frank McCourt, l’Iran di Azar Nafisi, l’Asia degli indovini di Tiziano Terzani, l’Israele di David Grossman, Amos Oz e Abraham Yehoshua, il Vietnam di Thich Nhat Hanh, l’India di Amitav Ghosh e Arundhati Roy, la Nigeria di Wole Soyinka, il Portogallo di Josè Saramago e tanti altri luoghi lontani li ho esplorati, scoperti, visitati, amati attraverso le loro pagine, a partire da quel battesimo del volo che, grazie a Verne, mi ha fatto da imprinting.

Incroci invisibili

Più passa il tempo e più vedo, nel mio percorso personale, tracce di questa storia dell’800 che in qualche modo sono ritornate, inconsapevolmente: ho creato con tre amici una società dalla breve vita dal nome Passepartout, come il fedele servitore di Fogg, ho dato vita a una trasmissione televisiva di Rai International dal nome Mongolfiera (anche se questo mezzo di trasporto viene usata solo nel film e non nel romanzo) e il tema della “scommessa”, al centro del viaggio di Fogg (era l’epoca d’oro delle scommesse l’800 inglese) è tornato nella curiosità per il polpo Paul da cui ha preso spunto il mio romanzo Una vita non basta . Memorie da una metamorfosi.
Negli anni ‘80 mi ha segnato un altro libro in cui si intrecciano il viaggio e percorso filosofico, Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta di Robert M. Pirsig, illuminante, a poco più di trent’anni, almeno quanto Verne per la prima fase: non ero mai andato in motocicletta e ho continuato a non andarci, se non attraverso quelle pagine. Ma quel primo seme di zen mi è servito a indicarmi un percorso di esplorazione a più vasto raggio e a conoscere campi sterminati fin lì sconosciuti.

Pensieri degli altri che si fanno nostri

Dopo decenni di letture di saggistica, retaggio degli anni ’68 e seguenti, ho riscoperto (a trent’anni di distanza dalle lezioni quotidiane di Salvatore Guglielmino al liceo) la miniera sterminata della narrativa mondiale e il piacere, acuto e sottile, di leggere racconti e romanzi. Nel ’96 ho incontrato casualmente, nel lungo cammino di giornalismo sportivo, Eduardo Galeano e mi sono innamorato a prima vista della sua scrittura fatta di schizzi e acquerelli scritti, leggera, piacevole e profonda. Poi, dalla prima intervista letteraria, quella a David Grossman a Mantova, mi sono immerso, per dieci anni, nella letteratura contemporanea e nella conoscenza diretta di tanti scrittori e di alcuni, tra loro, che ho scoperto essere persone semplicemente straordinarie.
Non ho grande memoria, ma in molte occasioni mi tornano alla mente poche frasi essenziali, lette sui libri o ascoltate dalla viva voce di scrittori. Uso citare, in questi casi, a costo di apparire pedante, per render merito agli autori. Nessuna idea appartiene davvero a nessuno, è nell’aria e qualcuno gli dà forma, con le parole più appropriate. I nostri pensieri, anche quelli che ci appaiono più originali, spesso non sono “nostri” , ma pescati, presi in prestito, metabolizzati, intrecciati in un groviglio fra l’esperienza diretta e le letture, che sono per me un’altra forma di esperienza, di conoscenza di vite altrui e lezione continua di empatia.

Le parole: piccoli tasselli per costruire mondi

Continua ad affascinarmi l’idea che con una ventina di lettere o poco più si possa comporre un tesoro infinito di parole e frasi, come con poche note l’immensità dell’universo musicale. Capisco chi si perde fra i libri e chi vi si ritrova, chi ne legge, ne ascolta, ne parla, capisco persino chi li rifugge (Troisi lo spiega bene): questa scrittura infinita non può che generare forme infinite di relazione con la lettura.
La mia è quella di chi legge e ama selezionare, estrarre essenze e condividerle.
Non ho avuto la fortuna di incontrare personalmente Italo Calvino (anche se ho intervistato il suo amico giardiniere Libereso Guglielmi…), ma le sue pagine mi sono corse incontro sempre più spesso. Oggi, dopo mesi dedicati a Il barone rampante, l’ultima “ri-scoperta” in cui mi tuffo più volte è Palomar , il suo ultimo libro. Isaura, nome di una del suo Le Città invisibili, e l’idea della “gioia della lettura” sono fortemente connesse alla mia passione per i suoi testi, scrittura di un microcosmo che ci collega sempre al Tutto.

Luciano Minerva

 

DIRITTI UMANI E VIA FRANCIGENA: UN ABBINAMENTO FERTILE

Non ci poteva essere abbinamento migliore tra due iniziative. Nell’estate formellese, la sera del 2 luglio, il percorso multimediale attraverso le voci di grandi scrittori e la premiazione del concorso letterario “In viaggio sulla via Francigena” si sono combinati come meglio non si poteva.
Nel cortile di palazzo Chigi, per tutta l’ora e mezza dell’evento, si è respirata attenzione: un ascolto vero delle parole profonde e intense dei Premi Nobel Nadine Gordimer, Toni Morrison ,   Gao Xing Jian, e poi ancora di Ryszard Kapuscinski, Eduardo Galeano e le Madres di Plaza de Mayo . Voci provenienti da quattro continenti andavano a comporre un quadro dei diritti universali che ci appartengono, ma di cui non sempre e non tutti siamo coscienti. Al centro il tema della fratellanza, ben richiamata nell’articolo uno della Dichiarazione universale dei diritti proclamata dall’ONU settant’anni fa, con le ferite fresche e i lutti lasciati in ogni Paese dalla seconda guerra mondiale. E altrettanto centrale era il tema della nostra relazione con l’Altro, con cui condividiamo sempre e in ogni caso l’umanità.


La combinazione tra i due eventi, voluta dall’Assessore alla cultura Federico Palla con il contributo del suo prezioso staff, ha permesso da un lato di mettere in relazione i grandi scrittori di altri Paesi e gli scrittori in erba (e non solo) di Formello; dall’altro di collegare i temi dei diritti e quelli apparentemente distanti della via Francigena: entrambi invece si fondano sull’incontro e l’ascolto dell’Altro, come si ricava dalla stessa lettura degli scritti che hanno partecipato al concorso (quelli premiati troveranno presto spazio in questo sito).
La serata, cui ha partecipato, con un suo intervento il sindaco Gian Filippo Santi, è stata anche l’occasione per presentare, nel modo più concreto e attivo possibile, La città di Isaura. Un buon avvio, per un’Associazione appena nata, con un primo contatto con la scuola. Se son rose fioriranno, nella prossima stagione.

(foto di Francesca Minerva)

DOPPIO APPUNTAMENTO LUNEDI’ IN BIBLIOTECA A FORMELLO: DIRITTI UMANI E CONCORSO SULLA VIA FRANCIGENA

Secondo appuntamento a Formello per la nostra Associazione. Lunedì 2 luglio, alle 18, nella Biblioteca comunale, proponiamo, nell’ambito dell’Estate formellese, un breve percorso multimediale che collega il 70mo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo dell’ONU e la letteratura. Si potranno ascoltare, in brevi sintesi dai video delle Teche Rai, le voci di sei scrittori di tutto il mondo: tre premi Nobel, la sudafricana Nadine Gordimer, la statunitense Toni Morrison e il cinese in esilio Gao Xing Jian, oltre al grande reporter polacco Ryszard Kapuscinski, tra i maggiori conoscitori del continente africano, Eduardo Galeano, uruguaiano, tra i maggiori autori latinoamericani e una delle Madres di Plaza de Mayo, italo-argentina. Sarà un’occasione per conoscere le voci e il pensiero di scrittori e personaggi poco noti al grande pubblico, ma che sono di grandissima utilità per comprendere il nostro tempo. Da tutti loro ci sarà da apprendere qualcosa intorno ai diritti universali sanciti dalla Dichiarazione dell’ONU del 1948. (In corrispondenza di ogni nome sottolineato si può accedere ai corrispondenti post del nostro sito e ai video delle Teche Rai, con allegati i testi delle interviste.)

L’incontro, per una interessante e originale scelta dell’Assessorato alla Cultura e alle Tradizioni, si svolge insieme alla premiazione del Concorso letterario “In viaggio sulla via Francigena”, in un’unione ideale in cui chi comincia a cimentarsi con la scrittura potrà ascoltare chi alla scrittura ha dedicato la vita.

 

AVOCADO E FRUTTI INVECE DELL’ORO. IL 3 GIUGNO DI GALEANO

LA VENDETTA DI ATAHUALPA

Il popolo di Tambogrande dormiva in un letto d’oro.
C’era oro sotto le case, e nessuno lo sapeva.
La notizia giunse insime all’ordine di sgombero. Il governo peruviano aveva venduto l’intero villaggio all’impresa Manhattan Minerals Corporation.
“Adesso sarete tutti militari”, gli dissero. Ma nessuno obbedì. Nel giorno di oggi dell’annno 2002 si conobbe il risultato del referendum: gli abitanti di Tambogrande decisero di continuare a vivere di avocado, manghi, lime e altri frutti della terra faticosamente strappata al deserto.
Loro sanno bene che l’oro maledice i luoghi dove compare: lascia colline fatte saltare dalla dinamite e fiumi avvelenati dai residui delle imprese minerarie, che contengono più cianuro che acqua benedetta.
E forse sanno anche che l’oro fa impazzire la gente, perché la fame d’oro vien mangiando.
Nel 1533 il conquistatore spagnolo Francesco Pizarro ordinò di strangolare Atahualpa, re del Perù, anche se Atahualpa gli aveva già consegnato tutto l’oro che pretendeva.

da Eduardo Galeano I figli dei giorni ed. Sperling&Kupfer.
Lo stesso autore, nel 2014, mi ha dato personalmente il permesso di pubblicare ogni pagina a mia scelta da questo libro, nelle date corrispondenti. (l.m.)

21 MAGGIO: IL GIORNO DELLA DIVERSITA’ CULTURALE (E. Galeano)

Nel 1906 un pigmeo catturato nella foresta del Congo giunse allo zoo del Bronx, a New York.
Venne chiamato Ota Benga e fu esposto al pubblico, in una gabbia, insieme a un orangutan e quattro scimpanzé. Gli esperti spiegavano che questo umanoide poteva essere l’anello perduto, e per confermare quel sospetto lo mostravano mentre giocava con i suoi fratelli pelosi.
Un po’ di tempo dopo, il pigmeo venne riscattato dalla carità cristiana.
Si fece il possibile, ma non ci fu modo. Ora Benga rifiutava di essere salvato. Non parlava, a tavola rompeva i piatti, colpiva chi volese toccarlo, era incapace di svolgere un lavoro qualunque, restava zitto nel coro della chiesa e mordeva chi volesse farsi fotografare con lui.
Alla fine dell’inverno del 1916, dopo dieci anni di addomesticamento, Ota Benga si sedette di fronte al fuoco, si denudò, bruciò le vesti che lo obbligavano a portare e puntò al cuore la pistola che aveva rubato.

da Eduardo Galeano I figli dei giorni ed. Sperling&Kupfer.
Lo stesso autore, nel 2014, mi ha dato personalmente il permesso di pubblicare ogni pagina a mia scelta da questo libro, nelle date corrispondenti. (l.m.)

IL 20 MAGGIO DI GALEANO. LE 35 ORE DELL’UTOPIA

UN RARO ATTO DI BUONSENSO

Nel 1998 la Francia dettò la legge che ridusse a 35 ore settimanali l’orario lavorativo.
Lavorare meno, vivere di più: Tommaso Moro lo aveva sognato nella sua Utopia, ma si dovette aspettare cinque secoli perché una nazione osasse finalmente commettere un simile atto di buonsenso.
In fin dei conti, a cosa servono le macchine se non a ridurre il tempo di lavoro e ampliare i nostri spazi di libertà? Perché il progresso tecnologico deve regalarci disoccupazione e angoscia?
Per una volta almeno, c’è stato un Paese che ha osato sfidare tanta assurdità.
Ma il buon sesno è durato poco. La legge delle 35 ore morì dieci anni dopo.

da Eduardo Galeano I figli dei giorni ed. Sperling&Kupfer.
Lo stesso autore, nel 2014, mi ha dato personalmente il permesso di pubblicare ogni pagina a mia scelta da questo libro, nelle date corrispondenti. (l.m.)

L’AUDITORIUM DELLA VIVA VOCE. IL SALVATAGGIO DI UNA VIDEOTECA RAI

180 scrittori di 62 Paesi, 15 Premi Nobel (otto della letteratura, sette della pace, della medicina o dell’economia), 240 servizi per un totale di oltre 50 ore di televisione. In nude cifre di offerta culturale la trasmissione Incontri di Rainews24, fra il 2000 e il 2009, è stata questo. Nell’intimo, per me, è esperienza di vita. Ma quando si parla di noi stessi e di ciò che abbiamo realizzato, la sfida è quella di rimanere in equilibrio nel passaggio tra microcosmo e macrocosmo, tra individuale e universale. Per questo è così difficile trovare la giusta misura, se ne esiste una. Ci provo raccontando una bella storia (una “buona notizia”) intrecciata alla nascita di questa stessa Città di Isaura.
La trasmissione che ideai e curai per tanti anni ha offerto per dieci stagioni televisive il giro del mondo della letteratura contemporanea, senza mai una trasferta all’estero. Incontri era stata fortemente voluta e difesa da Roberto Morrione, primo direttore di Rainews, ed era poi rimasta in palinsesto con il suo successore Corradino Mineo. Man mano che i maggiori scrittori al mondo passavano da Mantova, Torino, Roma, Percoto o Pordenone e pochi altri luoghi, per festival o altre manifestazioni, io e altri redattori di Rainews (Zouhir Louassini, Flaviano Masella, Fausto Pellegrini, Luigia Sorrentino e pochi altri) li …catturavamo: dopo averli letti e studiati, li convincevamo a donarci un’intervista o il permesso di ripresa. Quelle voci e quelle immagini hanno costituito il corpus della videoteca di “Incontri”, pubblicata fin dalla prima intervista sul sito web di Rainews24, grazie al lavoro di Stefano Lamorgese, Diego Mencarelli e di tutto lo staff della redazione web. Grazie a Francesco Laurenti le pagine del sito rimasero in funzione per alcuni anni e possono ora essere recuperate nel sito delle Teche Rai.
Il primo autore che incontrai fu David Grossman, al Festivaletteratura del 2000, l’ultima messa in onda fu quella di Eduardo Galeano, a maggio 2009 ( lui…l’avevo conosciuto e intervistato nel ’96, sul versante del giornalismo sportivo, quasi un’anteprima del mio lavoro successivo).
Poi, fino al 2015 – per sei lunghi anni dalla fine della trasmissione – l’archivio continuò a trovare rifugio in un anonimo armadio, posto lungo un corridoio della redazione di Rainews24. Anna Francesca Mezzina, Michela Centioni, Stefania Chiolo e altre preziose collaboratrici avevano, una settimana dopo l’altra, registrato, catalogato, conservato: le Teche hanno tutto ciò che va in onda sui tre canali principali, ma per il resto sono le singole redazioni a conservare, finché è possibile, i materiali. I nastri magnetici tornavano alla luce solo per motivi di cronaca: l’assegnazione di un Nobel, la scomparsa di una figura di spicco (si sa: i morti appena morti sono spesso più importanti dei vivi, per la tv). Allora mi facevo vivo con la mia vecchia redazione per segnalare che, sì, nell’armadio c’era l’ultima intervista di…, la voce di…, il volto di… Così, di tanto in tanto, gli scrittori di Incontri tornavano in tv. È capitato con le interviste a Mo Yan, Doris Lessing, Josè Saramago, Ryszard Kapuscinski, Gore Vidal, Antonio Tabucchi e molti altri. Voci e volti originali che tornavano a disposizione di tutti, grazie a quell’archivio personale, conservato e quasi dimenticato in un armadietto metallico. Fino alla scomparsa di Eduardo Galeano, il 13 aprile 2015, quando provvidi, con le lacrime agli occhi per la fine di un amico, a far mettere in onda i nostri due incontri.
Fu allora che entrò in gioco la sensibilità, l’attenzione e la cura di Gianluca Picciotti, vicedirettore delle Teche Rai. Vide i servizi, mi chiamò e dopo una settimana mi aiutò a svuotare l’armadietto di Rainews. Trasportò le trenta scatole di cassette da Saxa Rubra alla sede di via Col di Lana e pian piano fece provvedere all’acquisizione e alla digitalizzazione dei 225 servizi conservati (alcuni, ahimè, si erano smarriti). Esattamente due anni dopo, il 13 aprile 2017, è stata completata la trasformazione in digitale del lavoro di dieci anni e il sito delle Teche Rai ha cominciato a mettere in rete i servizi.
E nella primavera successiva – questa – ho dato vita a questo sito dal nome ispirato da Italo Calvino (altro spirito-guida, ma questa è un’altra storia….). Ne è promotrice questa invisibile Città di Isaura, rinata in forma associativa, fondata con me, tra l’altro, da due “pilastri” di Incontri: Alvaro Vatri, storico speaker della Rai, che ha dato voce italiana a molti degli scrittori intervistati e a Stefano Lamorgese, coideatore del sito Incontri, quasi vent’anni fa, insieme allo stesso Diego Mencarelli che ha creato questo nuovo sito. E a loro si aggiunge Silvano Piccardi, attore e regista con cui abbiamo portato in teatro, in occasione di manifestazioni letterarie, spettacoli multimediali su Terzani, Grossman, Soyinka, basati sui “vecchi” servizi.

Gli anni passano, le vere amicizie restano, come le parole, le voci, i pensieri, le idee dei tanti scrittori incontrati nel tempo. L’Auditorium della viva voce nella nostra città virtuale comioncia già ad essere un luogo magico dove poterli riascoltare.