“Caro Albero, se tu non fossi qui io non sarei qui” (Thich Nhat Hanh)

Il monaco buddhista zen Thich Nhat Hanh, in un’intervista del 2005 per Rainews24, a Castelfusano, ha immaginato che un albero potesse parlarci. Nella conferenza stampa che aveva preceduto il ritiro Thich Nhat Hanh aveva detto: “dovreste ascoltare gli alberi e intervistarli, per comprendere meglio la realtà che ci lega a loro, il senso dell’inter-essere”. Ne avevo preso spunto per chiedergli , in avvio di intervista, che fosse lui, con la sua sensibilità e capacità di ascolto, a fare da interprete a uno dei tanti albero della pineta. E questa fu la risposta:

Sul video appena pubblicato su youtube Stefano Lamorgese ha aggiunto questo commento, che ben si addice alle parole del monaco vietnamita:

Si stupiva un dì un allocco:
“Certo Dio trova assai sciocco
che quel pino ancora esista
se non c’è nessuno in vista”
“Molto sciocco,
mio signore,
è soltanto il tuo stupore:
Tu non hai pensato che
Se quel pino ancora c’è
è perché lo guardo Io.
Ti saluto e sono Dio”
(There once was a man who said: “God Must think it exceedingly odd If he finds that this tree Continues to be When there’s no one about in the Quad.” Dear Sir, Your astonishment’s odd: I am always about in the Quad. And that’s why the tree Will continue to be, Since observed by Yours faithfully, God.)

(Ronald Knox, per spiegare il pensiero di Berkeley sulle idee e le percezioni che non ci apparterrebbero…)

Tiziano Terzani al Festivaletteratura 2002: semplicemente profetico

 

“Spero che non avrete occasione di ricordare quello che dico: l’Iraq vuol dire poi attaccare l’Iran; Sharon, il premier israeliano, ha già detto che il vero cattivo della regione è Gheddafi, per cui poi avremo a che fare con la Siria e questo gioco non finirà mai. Non facciamoci più ingannare, ragioniamo e cominciamo a guardarci dentro per arrivare a quella conclusione che spero capirete, a cui mi pare di essere arrivato: non c’è soltanto da viaggiar fuori ma anche da viaggiar dentro e la guerra non è soltanto fuori e forse le vere radici della guerra non sono fuori di noi. La religione, l’economia, le bandiere, il nazionalismo sono le scintille che fanno scoccare le guerre, ma nel fondo l’uomo ha le radici della violenza dentro di sé, nelle proprie passioni, nella propria voluttà, nel proprio desiderio, nella propria arroganza. Se noi mettessimo sotto controllo quelle passioni o semplicemente ci rendessimo conto che abbiamo quelle passioni e con ciò una prima forma di controllo che viene a mettersi in atto, faremmo un passo importantissimo sulla via di eliminare la violenza anche fuori.”

Sono, ascoltate oggi, parole davvero profetiche quelle pronunciate a Mantova, nel settembre 2002. Al Cortile della cavallerizza, nel Palazzo Ducale di Mantova, c’è l’incontro con Tiziano Terzani organizzato dal Festivaletteratura. E’ reduce dall’Himalaya: è tornato lì dopo aver fatto un giro forsennato per l’Italia, sei mesi prima, per presentare le Lettere contro la guerra, l’unico libro cui aveva dedicato tante energie per le presentazioni.
Quello di Mantova sarebbe stato il suo ultimo incontro pubblico, il più affollato di sempre. Da lì ripartirà per New York dove saprà che la sua malattia non è stata debellata e tornerà a scrivere il suo viaggio dentro se stesso e la sua malattia, con Un altro giro di giostra.


Il filmato dell’evento mantovano, che realizzai per la rubrica Incontri di  Rainews24 e ora è nelle Teche Rai, ci rimanda le immagini di un Terzani che in piedi inquadra come in una panoramica il migliaio di partecipanti, poi, tra lo stupore di tutti, si siede a gambe incrociate sul tavolino di legno, vince l’emozione e comincia a parlare di guerra e di pace.

Anche in questo momento – dice – tutti mutiamo, il mio chiacchierare mi fa mutare, il mio chiacchierare fa mutare voi, perché quella commozione che mi avete dato portandomi alle lacrime entrando, volete che non mi abbia in qualche modo, non vi abbia toccato da qualche parte che mi rimane come seme per come mi comporterò stasera?”

In queste sue parole c’è il senso degli incontri più veri tra autori e pubblico: la percezione, da parte degli scrittori, delle emozioni che i libri trasmettono; e la ricerca, da parte dei lettori, di una conoscenza e di una comprensione della persona dello scrittore, al di là delle pagine scritte.

Era il primo anniversario dell’11 settembre, che ricordò così:

“Non è come la bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki di cui leggemmo, di cui vedemmo una fotografia, di cui ci è stato raccontato a scuola. L’11 settembre tutto il mondo l’ha visto, non una volta ma dieci, cento volte dinanzi. Ed era facile immaginarci che a quella orribile violenza noi, dico noi tutti, gli americani, l’Occidente, avremmo reagito con una uguale e forse superiore violenza e che gli altri, prima o poi, risponderanno con una superiore violenza e noi andremo ancora con la violenza. E alla fine? Rimarrà qualcuno ancora ad usare la violenza? Non è questa una buona

occasione per fermarci, riflettere e prendere un’altra via, quella della non violenza, reinventando i modi della non violenza?”

Terzani va sempre non solo riletto, ma anche riascoltato, ogni volta che sia possibile. Perché la sua passione, come la sua capacità narrativa, era (lo è ancora oggi, più che viva) nella sua voce che modulava come su uno spartito musicale, con i “fortissimo” e i “pianissimo”, con una capacità di ragionare e argomentare,  che oggi è diventata qualità sempre più rara.

In omaggio alla sua grande capacità, ancor oggi, di parlare a persone di tutte le età, rimandiamo anche agli altri due video già pubblicati sul nostro sito.  (l.m.)

 

TIZIANO TERZANI: “UNA BUONA OCCASIONE”

Un altro giro di giostra: un libro di guarigione. Un ricordo e la sintesi in 12′

MADRES DI PLAZA DE MAYO: UN CAMMINO DI GIUSTIZIA E DI AMORE

Ho incontrato Hevel Petrini, detta Beba, quando alle Madres di Plaza de Mayo fu assegnato il Premio Nonino, nel gennaio del 2006. Era lei a rappresentare lì le madri di migliaia di desaparecidos torturati e uccisi dalla dittatura argentina del generale Videla tra il 1976 e il 1981, quelle donne che per oltre trent’anni, a partire dal 1977, si sono ritrovate ogni giovedì mattina davanti alla Casa Rosada, il palazzo del potere di Buenos Aires, per chiedere conto dei loro figli, ai quali era stata tolta non solo la voce, ma la vita e persino il corpo, gettato nell’Oceano o nelle fosse comuni.
“Noi madri non parliamo di morte, noi madri parliamo di vita. Noi madri lottiamo per la vita, per i giovani, per questi bei giovani del mondo, perché non ci sia fame, perché non ci sia disoccupazione, perché non ci sia guerra, perché non ci sia morte, per un mondo migliore, per un mondo dove tutti abbiamo gli stessi diritti, per un mondo dove tutti abbiamo le stesse opportunità, dove la parola fame sia bandita dal mondo. Noi madri chiediamo, lottiamo per questo. Perché questo chiedevano i nostri figli. Siamo tanto orgogliose di loro, tanto felici di averli partoriti, tanto felici di poter proseguire la loro lotta e tanto riconoscenti a queste persone che ci danno questo premio per poter proseguire in questa lotta.”
Il suo discorso, nel ricevere il Premio, è tra le cose più emozionanti che mi sia mai capitato di ascoltare. Ricordo il brivido collettivo e la sensazione di straordinaria empatia con cui tutti accogliemmo quel discorso appassionato.
A trent’anni e diecimila chilometri di distanza, ascoltandola, tutto quello che è accaduto in Argentina e dovunque si calpesti il diritto all’espressione e alla vita ridiventa improvvisamente più concreto, terribile e presente grazie a questa donna di 75 anni che un giorno, quand’era giovane, ha visto suo figlio uscire di casa e, come altre trentamila donne, non ne ha più saputo nulla e da allora vive per dare voce al sogno di suo figlio: quello di un mondo migliore.

Nell’intervista che mi rilasciò per Rainews24 e che fa parte del patrimonio delle Teche Rai, Beba Petrini raccontò anche l’esperienza delle Madres con la scrittura, essenziale per far conoscere e condividere la loro storia.

 

 

THICH NHAT HANH, MAESTRO DI PACE

Ad aprile 2003 Thich Nhat Hanh, monaco buddhista vietnamita, poeta e scrittore, venne a Castelfusano per un ritiro a cui partecipavano 900 persone. “Posso intervistare il Maestro?” chiesi con il dovuto anticipo all’ufficio stampa del ritiro spirituale, usando la formula di cortesia e rispetto (Thai, il Maestro) in uso fra praticanti e moncai. Ebbi, per fortuna, la più strana risposta che mi sia mai capitata a una richiesta di intervista: “Le sarà possibile intervistarlo solo se seguirà e parteciperà, almeno come osservatore, al nostro ritiro di cinque giorni. Solo così saprà meglio cosa chiedere e potrà rivolgergli domande più interessanti.”

L’intervista nel video delle Teche Rai venne dunque dopo quattro giorni di ritiro, il primo a cui abbia partecipato, considerandola “una buona occasione”, come amava dire Terzani. E’ una tra le esperienze più intense che mi porto dentro. Il testo integrale in pdf è nella stessa pagina delle Teche (l.m.)

L’AUDITORIUM DELLA VIVA VOCE. IL SALVATAGGIO DI UNA VIDEOTECA RAI

180 scrittori di 62 Paesi, 15 Premi Nobel (otto della letteratura, sette della pace, della medicina o dell’economia), 240 servizi per un totale di oltre 50 ore di televisione. In nude cifre di offerta culturale la trasmissione Incontri di Rainews24, fra il 2000 e il 2009, è stata questo. Nell’intimo, per me, è esperienza di vita. Ma quando si parla di noi stessi e di ciò che abbiamo realizzato, la sfida è quella di rimanere in equilibrio nel passaggio tra microcosmo e macrocosmo, tra individuale e universale. Per questo è così difficile trovare la giusta misura, se ne esiste una. Ci provo raccontando una bella storia (una “buona notizia”) intrecciata alla nascita di questa stessa Città di Isaura.
La trasmissione che ideai e curai per tanti anni ha offerto per dieci stagioni televisive il giro del mondo della letteratura contemporanea, senza mai una trasferta all’estero. Incontri era stata fortemente voluta e difesa da Roberto Morrione, primo direttore di Rainews, ed era poi rimasta in palinsesto con il suo successore Corradino Mineo. Man mano che i maggiori scrittori al mondo passavano da Mantova, Torino, Roma, Percoto o Pordenone e pochi altri luoghi, per festival o altre manifestazioni, io e altri redattori di Rainews (Zouhir Louassini, Flaviano Masella, Fausto Pellegrini, Luigia Sorrentino e pochi altri) li …catturavamo: dopo averli letti e studiati, li convincevamo a donarci un’intervista o il permesso di ripresa. Quelle voci e quelle immagini hanno costituito il corpus della videoteca di “Incontri”, pubblicata fin dalla prima intervista sul sito web di Rainews24, grazie al lavoro di Stefano Lamorgese, Diego Mencarelli e di tutto lo staff della redazione web. Grazie a Francesco Laurenti le pagine del sito rimasero in funzione per alcuni anni e possono ora essere recuperate nel sito delle Teche Rai.
Il primo autore che incontrai fu David Grossman, al Festivaletteratura del 2000, l’ultima messa in onda fu quella di Eduardo Galeano, a maggio 2009 ( lui…l’avevo conosciuto e intervistato nel ’96, sul versante del giornalismo sportivo, quasi un’anteprima del mio lavoro successivo).
Poi, fino al 2015 – per sei lunghi anni dalla fine della trasmissione – l’archivio continuò a trovare rifugio in un anonimo armadio, posto lungo un corridoio della redazione di Rainews24. Anna Francesca Mezzina, Michela Centioni, Stefania Chiolo e altre preziose collaboratrici avevano, una settimana dopo l’altra, registrato, catalogato, conservato: le Teche hanno tutto ciò che va in onda sui tre canali principali, ma per il resto sono le singole redazioni a conservare, finché è possibile, i materiali. I nastri magnetici tornavano alla luce solo per motivi di cronaca: l’assegnazione di un Nobel, la scomparsa di una figura di spicco (si sa: i morti appena morti sono spesso più importanti dei vivi, per la tv). Allora mi facevo vivo con la mia vecchia redazione per segnalare che, sì, nell’armadio c’era l’ultima intervista di…, la voce di…, il volto di… Così, di tanto in tanto, gli scrittori di Incontri tornavano in tv. È capitato con le interviste a Mo Yan, Doris Lessing, Josè Saramago, Ryszard Kapuscinski, Gore Vidal, Antonio Tabucchi e molti altri. Voci e volti originali che tornavano a disposizione di tutti, grazie a quell’archivio personale, conservato e quasi dimenticato in un armadietto metallico. Fino alla scomparsa di Eduardo Galeano, il 13 aprile 2015, quando provvidi, con le lacrime agli occhi per la fine di un amico, a far mettere in onda i nostri due incontri.
Fu allora che entrò in gioco la sensibilità, l’attenzione e la cura di Gianluca Picciotti, vicedirettore delle Teche Rai. Vide i servizi, mi chiamò e dopo una settimana mi aiutò a svuotare l’armadietto di Rainews. Trasportò le trenta scatole di cassette da Saxa Rubra alla sede di via Col di Lana e pian piano fece provvedere all’acquisizione e alla digitalizzazione dei 225 servizi conservati (alcuni, ahimè, si erano smarriti). Esattamente due anni dopo, il 13 aprile 2017, è stata completata la trasformazione in digitale del lavoro di dieci anni e il sito delle Teche Rai ha cominciato a mettere in rete i servizi.
E nella primavera successiva – questa – ho dato vita a questo sito dal nome ispirato da Italo Calvino (altro spirito-guida, ma questa è un’altra storia….). Ne è promotrice questa invisibile Città di Isaura, rinata in forma associativa, fondata con me, tra l’altro, da due “pilastri” di Incontri: Alvaro Vatri, storico speaker della Rai, che ha dato voce italiana a molti degli scrittori intervistati e a Stefano Lamorgese, coideatore del sito Incontri, quasi vent’anni fa, insieme allo stesso Diego Mencarelli che ha creato questo nuovo sito. E a loro si aggiunge Silvano Piccardi, attore e regista con cui abbiamo portato in teatro, in occasione di manifestazioni letterarie, spettacoli multimediali su Terzani, Grossman, Soyinka, basati sui “vecchi” servizi.

Gli anni passano, le vere amicizie restano, come le parole, le voci, i pensieri, le idee dei tanti scrittori incontrati nel tempo. L’Auditorium della viva voce nella nostra città virtuale comioncia già ad essere un luogo magico dove poterli riascoltare.

JOSE’ SARAMAGO: TANTO PIU’ VECCHIO… TANTO PIU’ LIBERO

Josè Saramago (1922 -2010), portoghese che scelse come suo luogo di vita l’isola spagnola di Lanzarote, nelle Canarie, è stato il primo Premio Nobel della Letteratura che io abbia intervistato. Era il marzo del 2001. La trasmissione Incontri era appena nata, su Rainews e Rai International. Della sua presenza in Italia, e della tre giorni organizzata a Genova in suo onore, seppi con sufficiente anticipo dal cantautore-poeta Gianmaria Testa, che nell’occasione avrebbe eseguito sue canzoni e musiche con un gruppo d’eccezione. Un anticipo che mi permise di tuffarmi nella lettura di alcuni dei suoi libri più importanti, Cecità su tutti, romanzo-metafora che consiglio ornai a tutti di leggere come uno dei capolavori della letteratura contemporanea. Poiché nel porto di Genova era ormeggiato, come una specie di nave-museo, il Neptune, costruito sul modello di un galeone del ‘600 per il film Pirati, di Roman Polanski, scelsi quello come inusuale scenario per l’intervista. A Saramago l’idea piacque e fu estremamente cordiale e disponibile. Non conosco il portoghese, ma dopo averlo sentito parlare per tre giorni, cominciavo a intuire il senso di buona parte dei discorsi, anche grazie alla conoscenza del latino. Scelsi di non usare l’interprete per l’intervista, che avrei poi fatto tradurre una volta a casa. Gli feci le domande in italiano, che lui capiva e mi affidai al ascolto più attento e all’intuito per garantire continuità al dialogo. Con un buon risultato, mi pare anche oggi, a tanti anni di distanza. La risposta che mi è rimasta più impressa, a proposito dell’età avanzata (aveva 78 anni, allora) è questa: “Tanto più vecchio tanto più libero. Tanto più libero tanto più radicale.” Oggi che mi avvicino (o sono già dentro) la mia terza età, la sento anche un po’ mia.

Il video dell’intervista è oggi sul sito delle Teche Rai, con la possibilità di scaricare il testo integrale dell’intervista in pdf.