Il castello delle voci: interviste Rai a dodici autori, quattro Premi Nobel

Questo sito è nato, ad aprile 2018, con un proposito, fra gli altri: divulgare le parole, le voci, le immagini di scrittori di tutto il mondo, con i servizi realizzati per la rubrica Incontri di Rainews 24. La storia del salvataggio di una intera videoteca l’ho raccontata qui, in un post che la riassume.
La sezione Il Castello delle voci del sito ha pubblicato in questi mesi 15 dei 220 servizi digitalizzati dalle Teche Rai. Eccoli, in ordine alfabetico, con i link ai singoli servizi:

Eduardo Galeano (Uruguay) Intervista a Roma, 1999)
Gao Xin Jiang
(Cina, Premio Nobel 2000), intervista a San Miniato e Pisa, 2006
Nadine Gordimer
(Sudafrica, Premio Nobel 1991), intervista a Milano, 2007
David Grossman
(Israele) Intervista del 2000 sull’intimità, nel Giardino segreto di Isabella d’Este, a Mantova
Libereso Guglielmi
(Italia, “il giardiniere di Calvino“), Intervista a Sanremo, 2003
Ryszard Kapuscinski
(Polonia), lectio magistralis a Udine, 2006
Madres de Plaza de Mayo
 (Argentina), intervista a Percoto (Ud), Premio Nonino 2006.
Alberto Manguel
1 (Argentina,…leggeva libri a Borges), Intervista a Mantova, 2003
Alberto Manguel 2 Intervista a Ostia, 2005
Toni Morrison
, (Usa, Premio Nobel 1997), incongtro pubblico al Festivaletteratura di Mantova 2002
Josè Saramago
(Portogallo, Premio Nobel 1998), Intervista a Genova, 2001, a bordo del vascello del film Pirati di Polanski
Thich Nhat Hanh
(Vietnam), Intervista a Castelfusano, 2003
Tiziano Terzani
1 (Italia), Intervista su Lettere contro la guerra, Firenze, 2002
Tiziano Terzani 2 Ultimo incontro pubblico, Festivaletteratura, Mantova 2002
Tiziano Terzani 3 Un altro giro di giostra. Sintesi in 12′.

L’elenco è aggiornato al 25 ottobre 2018. Di mese in mese ne pubblicheremo gli aggiornamenti.

 

 

 

Libereso: “Mia madre è la Madre terra e le donne sono tutte mie madri”

 

Aver ripescato dall’archivio di Incontri e messo in rete l’intervista a Libereso Guglielmi, mi ha portato a rileggere il libro-intervista di Ildebrando Pizzetti.
Ecco una delle tante perle:

Ha avuto delle donne tremende Italo…
Ma, senti, io vorrei capire se questa immagine di te come “Adamo” corrisponde a una verità – tu che venivi vissuto come un “Adamo” dalla famiglia Calvino oppure se è una costruzione letteraria.

Io penso che dopo tutto sia una costruzione letteraria. Il vecchio Calvino [Mario, il padre di Italo] sai, a me ci teneva perché diceva che io ero molto vicino alla terra, perché mio padre mi ha sempre insegnato ad amare la terra come una madre. Madre natura era la prima madre al punto che una volta mia mamma si è incazzata perché io ho detto: “La natura è la prima madre, tu sei la mia seconda madre”. Si è arrabbiata perché poi ho anche aggiunto che tutte le donne del mondo sono le mie madri ma lei non poteva capire.

Certo.

Diceva: “Impossibile, io sono tua madre.” “No, per me son tutte madri.” Fin da bambino avevo delle idee molto “panteistiche”. Sai, mi piaceva la natura e ancora adesso non vedo la differenza tra me e un animale, è per quello che io non uccido un animale.

Da Libereso, il giardiniere di Calvino. Da un incontro di Libereso Guglielmi con Ildebrando Pizzetti, Muzzio, 1993

Luciano: I miei viaggi attraverso i libri

Io sono uno a leggere
e loro sono milioni e milioni a scrivere” (Massimo Troisi)

Il fascino indiscreto della parola scritta

La parola scritta mi ha sempre affascinato e anche, per molto tempo, intimorito. L’ho sempre vista come un mezzo per andare al di là del tempo e dello spazio. L’idea di poter leggere ciò che hanno pensato e scritto scrittori e poeti vissuti secoli o millenni fa e rendendoceli, nel momento in cui leggiamo, nostri contemporanei continua a stupirmi e meravigliarmi.
Due flash dall’infanzia: il piacere di comporre lettere e parole con le mollette dei panni, sotto la guida di mia mamma, prima di andare a scuola e prendere la penna in mano e, qualche anno dopo, la lettura de Il giro del mondo in 80 giorni di Jules Verne (o Giulio Verne, come era scritto in copertina), che si è intrecciato nei miei ricordi alla visione del film con David Niven, che probabilmente vidi dopo, alla tv.

I libri: viaggi ed esplorazioni

Mi catturava la possibilità di viaggiare attraverso le pagine dei libri, stando chiusi nella propria stanza. Il salvataggio della giovane vedova indiana destinata a essere bruciata su una pira sovrasta, nei miei ricordi, tutte le altre avventure, col mistero di culture così diverse, lontane e incredibili; l’altro ricordo incancellabile di quel libro è la scena del ritorno di Phileas Fogg e di Passepartout nel club londinese, 81 giorni dopo la partenza, che in realtà sono 80 perché, viaggiando sempre verso est avevano recuperato un giorno. Così la scommessa del protagonista, con relativa sfida, alla base della motivazione del viaggio era vinta.
Ho continuato, per una vita, ad ammirare le storie di esploratori e viaggiare ed esplorare il mondo, esterno e intimo, anche attraverso i libri. E quando sono arrivati i viaggi veri, erano sempre alla ricerca di luoghi di cui avevo già letto, nel primo viaggio in Grecia chiesi le indicazioni per il mare usando l’antica parola “thalatta” che mi era rimasta in testa dall’Anabasi di Senofonte. E quando, cinquantenne, ho cominciato a intervistare gli scrittori, amavo soprattutto scoprire, leggendoli, paesi in cui non ero mai stato, tanto da confondere di tanto in tanto, ancora oggi, le immagini lette sui libri e quelle viste dal vero. L’Irlanda di Frank McCourt, l’Iran di Azar Nafisi, l’Asia degli indovini di Tiziano Terzani, l’Israele di David Grossman, Amos Oz e Abraham Yehoshua, il Vietnam di Thich Nhat Hanh, l’India di Amitav Ghosh e Arundhati Roy, la Nigeria di Wole Soyinka, il Portogallo di Josè Saramago e tanti altri luoghi lontani li ho esplorati, scoperti, visitati, amati attraverso le loro pagine, a partire da quel battesimo del volo che, grazie a Verne, mi ha fatto da imprinting.

Incroci invisibili

Più passa il tempo e più vedo, nel mio percorso personale, tracce di questa storia dell’800 che in qualche modo sono ritornate, inconsapevolmente: ho creato con tre amici una società dalla breve vita dal nome Passepartout, come il fedele servitore di Fogg, ho dato vita a una trasmissione televisiva di Rai International dal nome Mongolfiera (anche se questo mezzo di trasporto viene usata solo nel film e non nel romanzo) e il tema della “scommessa”, al centro del viaggio di Fogg (era l’epoca d’oro delle scommesse l’800 inglese) è tornato nella curiosità per il polpo Paul da cui ha preso spunto il mio romanzo Una vita non basta . Memorie da una metamorfosi.
Negli anni ‘80 mi ha segnato un altro libro in cui si intrecciano il viaggio e percorso filosofico, Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta di Robert M. Pirsig, illuminante, a poco più di trent’anni, almeno quanto Verne per la prima fase: non ero mai andato in motocicletta e ho continuato a non andarci, se non attraverso quelle pagine. Ma quel primo seme di zen mi è servito a indicarmi un percorso di esplorazione a più vasto raggio e a conoscere campi sterminati fin lì sconosciuti.

Pensieri degli altri che si fanno nostri

Dopo decenni di letture di saggistica, retaggio degli anni ’68 e seguenti, ho riscoperto (a trent’anni di distanza dalle lezioni quotidiane di Salvatore Guglielmino al liceo) la miniera sterminata della narrativa mondiale e il piacere, acuto e sottile, di leggere racconti e romanzi. Nel ’96 ho incontrato casualmente, nel lungo cammino di giornalismo sportivo, Eduardo Galeano e mi sono innamorato a prima vista della sua scrittura fatta di schizzi e acquerelli scritti, leggera, piacevole e profonda. Poi, dalla prima intervista letteraria, quella a David Grossman a Mantova, mi sono immerso, per dieci anni, nella letteratura contemporanea e nella conoscenza diretta di tanti scrittori e di alcuni, tra loro, che ho scoperto essere persone semplicemente straordinarie.
Non ho grande memoria, ma in molte occasioni mi tornano alla mente poche frasi essenziali, lette sui libri o ascoltate dalla viva voce di scrittori. Uso citare, in questi casi, a costo di apparire pedante, per render merito agli autori. Nessuna idea appartiene davvero a nessuno, è nell’aria e qualcuno gli dà forma, con le parole più appropriate. I nostri pensieri, anche quelli che ci appaiono più originali, spesso non sono “nostri” , ma pescati, presi in prestito, metabolizzati, intrecciati in un groviglio fra l’esperienza diretta e le letture, che sono per me un’altra forma di esperienza, di conoscenza di vite altrui e lezione continua di empatia.

Le parole: piccoli tasselli per costruire mondi

Continua ad affascinarmi l’idea che con una ventina di lettere o poco più si possa comporre un tesoro infinito di parole e frasi, come con poche note l’immensità dell’universo musicale. Capisco chi si perde fra i libri e chi vi si ritrova, chi ne legge, ne ascolta, ne parla, capisco persino chi li rifugge (Troisi lo spiega bene): questa scrittura infinita non può che generare forme infinite di relazione con la lettura.
La mia è quella di chi legge e ama selezionare, estrarre essenze e condividerle.
Non ho avuto la fortuna di incontrare personalmente Italo Calvino (anche se ho intervistato il suo amico giardiniere Libereso Guglielmi…), ma le sue pagine mi sono corse incontro sempre più spesso. Oggi, dopo mesi dedicati a Il barone rampante, l’ultima “ri-scoperta” in cui mi tuffo più volte è Palomar , il suo ultimo libro. Isaura, nome di una del suo Le Città invisibili, e l’idea della “gioia della lettura” sono fortemente connesse alla mia passione per i suoi testi, scrittura di un microcosmo che ci collega sempre al Tutto.

Luciano Minerva

 

L’AMICIZIA, MOTORE DELL’ASSOCIAZIONE

Era un pomeriggio d’estate, due anni fa. Alvaro Vatri e io siamo amici da quando cominciai a coinvolgerlo, come speaker Rai, per la rubrica Incontri, chiedendogli in prestito la voce da dare agli scrittori stranieri per la traduzione italiana e da regalare a una lettura attenta e sensata dei testi. Da amante della letteratura qual è, fu naturale andare oltre la collaborazione di ruoli, coinvolgerlo nei montaggi e nelle scelte da fare, un’intervista dopo l’altra. Da quando siamo in pensione ci sentiamo e vediamo con la stessa frequenza, non più “per lavoro”. Da una delle nostre lunghe e amabili chiacchierate … sull’Universo scaturisce, in quel pomeriggio d’estate, un’idea sul rapporto tra la natura e i libri. Perché – ci chiediamo – si stanno diffondendo le iniziative di musica nella natura (con Mario Brunello e il suo violoncello a far da apripista sulle Dolomiti e decine di altre a seguire), mentre le letture di libri restano prevalentemente riservate ai teatri o sale al chiuso e nelle piazze delle città?

Perché gli ambienti naturali non possono ospitare, insieme alla musica e all’arte figurativa (anche la Land Art sta ormai prendendo piede), il piacere di leggere e ascoltare? Perché non usare gli scenari naturali per arrivare, grazie alla voce, più vicini al cuore e alla sensibilità più profonda di chi ha scritto e di chi ascolta? Qualche esempio di apripista c’è anche in questo campo, nulla si inventa dal nulla. Una quindicina di anni fa ero rimasto colpito dalla lettura di Dante da Sandro Lombardi, di sera, nel parco di una villa palladiana. Sista Bramini, col suo gruppo preparato, affiatato e delizioso di O’ Thiasos, recita quasi esclusivamente in spazi naturali, riscoprendo ovunque i genius loci e la sua esperienza è stata raccontata in un libro sul Teatro Natura.

A me piace creare nomi, prima ancora di passare ai progetti. E così mi venne in mente, quel giorno, “Librinparco”. Il nome restò lì, nella mente e in un appunto. Poi….poi sono successe molte cose, tutte intorno alla relazione tra natura e cultura. Avevo intervistato nel 2003 Libereso Guglielmi, il giardiniere che lavorava coi genitori di Calvino, coetaneo di Italo e cresciuto con lui. Da lui alla rilettura del Barone Rampante il passo è stato breve. E cosa c’era di più bello di proporre una riduzione di questo romanzo da leggere nell’ambiente naturale dei Parchi? La rilettura di Italo Calvino è stato il centro intorno a cui abbiamo ruotato per mesi, scoprendone la grande attualità, quella dei classici della letteratura. E così abbiamo cominciato a pensare a un’associazione capace di portare in tour questa lettura, base ideale per una manifestazione da chiamare Librinparco. Una volta trasferitomi a Formello, a un chilometro da Alvaro, tutto è stato più semplice, compresa la realizzazione di un’idea associativa.

Abbiamo cominciato così ad aggregare, per interessi affini, uno alla volta, gli altri cinque soci cofondatori di Isaura: Francesca Minerva, mia figlia, che tra i libri di casa ha sguazzato sempre, fin da bimba, accrescendone poi ed ampliandone la collezione con libri sui temi della solidarietà e della salvaguardia dell’ambiente (e non solo); Vittorio Picconi, ora autore del nostro logo, oltre a quello di Italia ’90 e altri sopraffini, carissimo amico ritrovato dopo anni, guarda caso, in una lettura pubblica di Eduardo Galeano allestita da me e Alvaro; Stefano Lamorgese, amico inseparabile, compagno d’avventura prima a Rainews, poi nel lungo viaggio di Paul il polpo dalla realtà alla fantasia del mio unico romanzo, Una vita non basta. Memorie da una metamorfosi; Silvano Piccardi, attore-doppiatore-regista-autore, con cui ci siamo scoperti subito affini, per interessi e sensibilità, in un evento dedicato a Venezia a Tiziano Terzani e con cui siamo stati coautori di spettacoli con video, letture e musiche in festival letterari; Olivia Quattrocchi, una giovane donna conosciuta, con Alvaro, da pochi mesi: gestisce un negozio di the-erboristeria a Formello che ha nella Qualità la sua caratteristica principale ed è già oggi, di fatto, un luogo di dialoghi improvvisati e una sorta di salotto letterario.

Ogni Associazione un po’ reale un po’ utopica come la nostra è come una città invisibile…e così siamo di nuovo a Italo Calvino. Isaura è la prima “città sottile” delle sue Città invisibili, che mette in relazione proprio il Visibile e l’Invisibile e ha il suo territorio verdeggiante che coincide con le parti di sottosuolo dove scorre l’acqua.

Isaura (nome scelto dopo un sondaggio fra una trentina di amici) ci corrisponde. E’ il nome di una Città invisibile, ma anche di una pianta e persino di …un polpo, animale cui ho dedicato il mio primo e unico romanzo. Quanto alla “gioia della lettura”, scopo manifesto del nostro programma, ce l’ha involontariamente suggerito un intervento di Lella Costa a Libri come, a Roma, sulla lettura come esperienza capace di produrre gioia. Ci siamo tutti subito riconosciuti, per conoscenza diretta, sulla nostra pelle. Ed eccoci qua, pronti a viaggiare, e speriamo di farlo con leggerezza calviniana, sull’onda delle parole e delle voci.

Buon viaggio a noi e a tutti coloro che incontreremo da oggi in poi, a partire da chi ci legge qui.

Luciano Minerva