Il Barone Rampante in prima nazionale all’Elba

Eccola, finalmente, la Prima nazionale dello spettacolo “La mia casa è dappertutto, dove posso salire andando insù” riduzione, in lettura recitata, de Il barone rampante di Italo Calvino a cura di Luciano Minerva e Alvaro Vatri.
L’appuntamento e all’isola d’Elba, nell’ambito delle iniziative promosse dal Parco  Nazionale dell’Arcipelago Toscano e dall’Elba Book Festival.
Giunto alla sua quinta edizione, questo festival dell’editoria indipendente (che quest’anno di estende ad altri luoghi, oltre a Rio nell’Elba) si è arricchito di iniziative che ampliano il calendario della manifestazione ufficiale. In collaborazione con il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e con La città di Isaura, associazione per la gioia della lettura, sarà dunque in scena per la prima volta, nell’ambito del Trekking Book Festival, questa lettura recitata di parti del romanzo di Calvino. Il luogo scelto per l’evento è l’Eremo di Santa Caterina, nell’Orto dei semplici, luogo suggestivo e coinvolgente a Rio nell’Elba, destinato da anni a manifestazioni culturali e musicali.
Lo spettacolo, che ha il patrocinio della Federparchi Nazionale, prevede che il pubblico si muova con gli attori (Aldo Cerasuolo e Antonella Civale) e i musicisti (Eleonora Minerva al violino, Marco Taraddei al fagotto) seguendo la lettura in cinque diverse postazioni nell’Orto dei semplici dell’Eremo. Teli di canapa lunghi tre metri, ideati e disegnati a mano da Rosaria Torquati penderanno dagli alberi a comporre una scenografia adatta a uno spettacolo pensato per rappresentazioni in parchi, ville e giardini.

Leggiamo d’amore

Martedì 9 aprile, alle 19, secondo appuntamento con Un libro in 30 minuti, con il patrocinio del Comune, presso il Consolato di Formello de La città di Isaura, in via Roma 16 (TeNatura). Questa volta il libro sarà Io amo. Piccola filosofia dell’amore di Vito Mancuso , pubblicato da Garzanti nel 2014. Mancuso presenta così il percorso di lettura del suo libro:

“La complessità del fenomeno amore richiede che esso venga accostato da più di una prospettiva. Si tratta infatti di considerare ciò che la natura fa in noi, ovvero la dimensione passiva dell’amore; ciò che noi facciamo di noi stessi, ovvero la dimensione attiva dell’amore; e infine l’unione consapevole di noi con la natura, ovvero il senso complessivo del nostro essere qui.  Nel primo capitolo descriverò l’amore come forza primigenia, espressione della forza dell’espansione che domina l’universo a partire dal suo sorgere e di cui l’innamoramento è una manifestazione privilegiata. […] Nel secondo capitolo considererò l’amore dal punto di vista di ciò che noi siamo chiamati a fare di noi stessi in quanto esseri dotati di libertà e quindi chiamati alla responsabilità; […] esiste uno spazio intederminato comunemente detto libertà, il quale, perché l’amore giunga a maturità, richiede l’intervento della volontà e dell’intelligenza;  infine nel terzo capitolo metterò a tema il messaggio sul senso dell’esistere che la presenza dell’amore in questo mondo porta con sè, convinto come sono è proprio l’amore la prospettiva privilegiata per giungere a individuare le tracce di ciò che si usa denominare senso della vita.”

Luciano MInerva e Alvaro Vatri offriranno anche questa volta la possibilità di conoscere un libro attraverso la lettura di estratti del testo. Un’occasione per navigare all’interno di un tema che riguarda davvero tutti, nel’arco di tutta la vita.

Un libro in trenta minuti. Tre appuntamenti a Formello su Onestà, Amore, Libertà

26 marzo, 9 aprile, 16 aprile. Sono le date dei tre appuntamenti con Luciano Minerva e Alvaro Vatri su un libro di Francesca Rigotti, Onestà (edito da Cortina), e due di Vito Mancuso, Io amo e Il bisogno di essere liberi, delle edizioni Garzanti. La sede è quella che La città di isaura ha eletto, grazie alla disponibilità di Olivia Quattrocchi, sede del Consolato di Formello, i locali di Tenatura in via Roma 16. L’Amministrazione del Comune di Formello, che ha imparato a conoscerci, ha concesso il patrocinio.
La chiave di queste iniziative (come i libri) è la stessa già sperimentata al CSA delle Rughe nei mesi scorsi: leggere le parti essenziali di un libro nell’arco di trenta minuti. Con semplicità e leggerezza, rendendo onore e merito agli autori e randondo più facile il compito degli ascoltatori. Chi sarà conquistato dai testi andrà in libreria o in biblioteca a procurarsene una copia, altri potranno conoscerne comunque i contenuti, utili ad aprire riflessioni su valori e sentimenti che riguardano davvero tutti.
Il primo appuntamento dunque è con il libro Onestà, di Francesca Rigotti, “filosofa delle piccole cose”, come ama definirsi, e unica docente di metaforologia in Europa (vive tra Germania e Italia e insegna in Svizzera, a Lugano).

 

Tiziano Terzani al Festivaletteratura 2002: semplicemente profetico

 

“Spero che non avrete occasione di ricordare quello che dico: l’Iraq vuol dire poi attaccare l’Iran; Sharon, il premier israeliano, ha già detto che il vero cattivo della regione è Gheddafi, per cui poi avremo a che fare con la Siria e questo gioco non finirà mai. Non facciamoci più ingannare, ragioniamo e cominciamo a guardarci dentro per arrivare a quella conclusione che spero capirete, a cui mi pare di essere arrivato: non c’è soltanto da viaggiar fuori ma anche da viaggiar dentro e la guerra non è soltanto fuori e forse le vere radici della guerra non sono fuori di noi. La religione, l’economia, le bandiere, il nazionalismo sono le scintille che fanno scoccare le guerre, ma nel fondo l’uomo ha le radici della violenza dentro di sé, nelle proprie passioni, nella propria voluttà, nel proprio desiderio, nella propria arroganza. Se noi mettessimo sotto controllo quelle passioni o semplicemente ci rendessimo conto che abbiamo quelle passioni e con ciò una prima forma di controllo che viene a mettersi in atto, faremmo un passo importantissimo sulla via di eliminare la violenza anche fuori.”

Sono, ascoltate oggi, parole davvero profetiche quelle pronunciate a Mantova, nel settembre 2002. Al Cortile della cavallerizza, nel Palazzo Ducale di Mantova, c’è l’incontro con Tiziano Terzani organizzato dal Festivaletteratura. E’ reduce dall’Himalaya: è tornato lì dopo aver fatto un giro forsennato per l’Italia, sei mesi prima, per presentare le Lettere contro la guerra, l’unico libro cui aveva dedicato tante energie per le presentazioni.
Quello di Mantova sarebbe stato il suo ultimo incontro pubblico, il più affollato di sempre. Da lì ripartirà per New York dove saprà che la sua malattia non è stata debellata e tornerà a scrivere il suo viaggio dentro se stesso e la sua malattia, con Un altro giro di giostra.


Il filmato dell’evento mantovano, che realizzai per la rubrica Incontri di  Rainews24 e ora è nelle Teche Rai, ci rimanda le immagini di un Terzani che in piedi inquadra come in una panoramica il migliaio di partecipanti, poi, tra lo stupore di tutti, si siede a gambe incrociate sul tavolino di legno, vince l’emozione e comincia a parlare di guerra e di pace.

Anche in questo momento – dice – tutti mutiamo, il mio chiacchierare mi fa mutare, il mio chiacchierare fa mutare voi, perché quella commozione che mi avete dato portandomi alle lacrime entrando, volete che non mi abbia in qualche modo, non vi abbia toccato da qualche parte che mi rimane come seme per come mi comporterò stasera?”

In queste sue parole c’è il senso degli incontri più veri tra autori e pubblico: la percezione, da parte degli scrittori, delle emozioni che i libri trasmettono; e la ricerca, da parte dei lettori, di una conoscenza e di una comprensione della persona dello scrittore, al di là delle pagine scritte.

Era il primo anniversario dell’11 settembre, che ricordò così:

“Non è come la bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki di cui leggemmo, di cui vedemmo una fotografia, di cui ci è stato raccontato a scuola. L’11 settembre tutto il mondo l’ha visto, non una volta ma dieci, cento volte dinanzi. Ed era facile immaginarci che a quella orribile violenza noi, dico noi tutti, gli americani, l’Occidente, avremmo reagito con una uguale e forse superiore violenza e che gli altri, prima o poi, risponderanno con una superiore violenza e noi andremo ancora con la violenza. E alla fine? Rimarrà qualcuno ancora ad usare la violenza? Non è questa una buona

occasione per fermarci, riflettere e prendere un’altra via, quella della non violenza, reinventando i modi della non violenza?”

Terzani va sempre non solo riletto, ma anche riascoltato, ogni volta che sia possibile. Perché la sua passione, come la sua capacità narrativa, era (lo è ancora oggi, più che viva) nella sua voce che modulava come su uno spartito musicale, con i “fortissimo” e i “pianissimo”, con una capacità di ragionare e argomentare,  che oggi è diventata qualità sempre più rara.

In omaggio alla sua grande capacità, ancor oggi, di parlare a persone di tutte le età, rimandiamo anche agli altri due video già pubblicati sul nostro sito.  (l.m.)

 

TIZIANO TERZANI: “UNA BUONA OCCASIONE”

Un altro giro di giostra: un libro di guarigione. Un ricordo e la sintesi in 12′

La rubrica Incontri fortemente voluta da Roberto Morrione

Era l’estate del 2000 quando, dopo 27 anni dedicati allo sport, come dirigente prima, come studioso e giornalista poi, decisi di chiudere quell’esperienza che mi aveva stancato e che sentivo esaurita. Chiesi a Roberto Morrione, da poco direttore di Rainews24, di occuparmi d’altro e mi misi a disposizione sua e della redazione. Passarono solo due giorni e lessi, sul sito del canale, una breve scheda su una riedizione di I nostri antenati di Italo Calvino (lo scrittore che trovo sempre sugli incroci più importanti…). Erano dieci righe un po’ miserelle in cui si citava il “repackaging arancione” e non si diceva neppure da quali tre classici (Il visconte dimezzato, Il barone rampante, Il cavaliere inesistente) fosse composta questa raccolta. Bussai alla porta del Direttore e gli dissi, senza timori né dubbi: “Io potrei fare molto meglio, che ne dici di una rubrica libri, che non c’è?”

Narrativa per forza

Detto fatto, convocò una riunione, proposi una rubrica che presentasse libri soprattutto di saggistica, perché quelli leggevo e tra quelli mi muovevo bene. Si era in cinque, tre votarono, Morrione compreso, per una rubrica di narrativa. “Ma io non ne leggo”, obiettai timidamente. “Vorrà dire che adesso ne leggerai” rispose Roberto con il sorriso sornione di cui era capace quando voleva far passare le sue proposte. Il caso volle che dopo soli cinque giorni ci fosse la quarta edizione del Festivaletteratura a Mantova, che il libro che mi aveva colpito fosse Che tu sia per me il coltello di David Grossman e che per una serie di coincidenze fortunate Grossman concesse solo a me l’intervista, che allestii nel Giardino segreto di Isabella d’Este a Palazzo Ducale. Il risultato fu eccellente, l’esperienza proseguì e pochi mesi dopo, messi a segno altri bei colpi (Pontiggia, Citati, conferenza di Gorbaciov e qualcos’altro), partì la rubrica Incontri, per scelta e volontà precisa del Direttore, con molti mugugni tra colleghi e dirigenti che non vedevano interviste letterarie e “fuori del tempo” (mai su un solo libro, mai sulla stretta attualità) come organiche e funzionali a un canale all news.

Dalla rubrica al sito

Fu sempre Roberto Morrione a favorire l’avvio di una sezione del sito dedicata a ospitare non solo i video ma anche i testi integrali delle interviste (il prode Stefano Lamorgese, co-équiper di questa Città di Isaura e Diego Mencarelli, creatore anche di questo sito furono tra gli artefici). Rappresentavo un’eccezione nella redazione e in qualche caso dovetti difendermi dalle accuse di “stare a casa a leggere nelle ore di servizio”, ma del resto per incontrare il Premio Nobel Saramago (due mesi dopo l’avvio della rubrica) non potevo che tuffarmi in migliaia di pagine mai lette. Morrione sostenne sempre la rubrica Incontri e me, garantendomi la totale indipendenza nella scelta degli autori e nel taglio dei servizi da 12′ ciascuno. Un suo parere non lo faceva mancare mai, di approvazione o con suggerimenti per il futuro. Difese anche la diversità di Incontri dalla forma sperimentale di produzione del canale, dove tutti i giornalisti dovevano apprendere a girare e montare in proprio i servizi, senza problemi per la perdita di qualità. Ma, di fronte a fior di letterati, era fondamentale, secondo Roberto Morrione, garantire la massima qualità della mia attenzione durante l’intervista e del prodotto nelle riprese e nel montaggio. E anche questo argomento Roberto lo impose. Gradualmente coinvolgemmo, di tanto in tanto, altri redattori (Flaviano Masella, Zouhir Louassini, Silvana Pepe, Luigia Sorrentino e altri). Il settimanale divenne un po’ per volta un piccolo gioiello riconosciuto pian piano da tutti. E fu confermato negli anni successivi da Corradino Mineo.

Grazie a Roberto e al Premio Morrione

A quasi vent’anni dall’avvio di questo programma (andato in onda dal 2000 al 2009), che ora ritrova vita nella ripubblicazione delle Teche Rai, sento per Roberto Morrione una profonda gratitudine. La sua era una visione ampia delle forme del giornalismo e della necessità di approfondimenti che superassero le contingenze e il “momento per momento”. E nel gestire una redazione complessa, seppe far convivere persone, punti di vista, esperienze molto diverse tra loro. Grazie a lui e grazie a chi da anni, attraverso il Premio giornalistico Morrione, ne tiene in vita il ricordo, il sapere, la passione da trasmettere alle nuove generazioni di giornalisti e di fruitori dell’informazione.

(Luciano Minerva)

I sette fondatori della Città di Isaura

Questa associazione per la gioia della lettura è nata il 23 aprile 2018, tra sette amici, nella giornata mondiale del libro. I soci fondatori presentano se stessi e, nei rispettivi link ai libri-radice (quelli che segnano la vita), le diverse passioni per la lettura che li hanno portati fin qui:

Luciano Minerva [Narratore curioso]

libri-radice: Il giro del mondo in 80 giorni, Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta

“Narratore curioso” ha scritto sull’ultimo biglietto da visita. Non “giornalista”, non “scrittore”, non “felicemente pensionato”, tutte definizioni corrette ma inadatte e incomplete.
Milanese di nascita (1949), romano di adozione dai vent’anni in poi, allievo, al Liceo Carducci, di Salvatore Guglielmino (sì, “il Guglielmino”, lui in persona!), laureato in Lettere.
Per anni ha pensato, lavorato, scritto articoli e saggi su sport e dintorni (Uisp e Arci Nazionale, poi giornalismo televisivo e insegnamento di sociologia dello sport). Alla Rai dal 1987 al 2009 (Tg2, Tgs, Rai International), negli ultimi dieci anni di lavoro, a Rainews24, ha virato verso le interviste a grandi scrittori di tutto il mondo, con la rubrica Incontri, per poi cimentarsi direttamente con la scrittura di un romanzo.
Ha scritto Lo sport (Ed. Riuniti, libri di base, 1982), Un matrimonio di interesse. Sport e televisione (con G. Iozzia), Servizio VPT Rai, 1986, Il pallone nella rete, Nuova Eri, 1990,
Una vita non basta. Memorie da una metamorfosi, Robin editore, 2013.
E’ autore, con Paolo Aleotti, del documentario Rai “Tutti i colori di una vita: Tiziano Terzani si racconta” (2006).

Stefano Lamorgese [facilmente irritabile]

libro-radice: L’oceano in punta di remi

Nato strabico, fu operato a 10 anni da un oculista distratto e rimase tale. Prima dell’intervento il suo occhio destro guardava un po’ troppo verso il naso; dopo, al contrario, cercava pigramente di guardare l’orecchio. Si accorse della persistenza del “difetto” guardandosi nello specchio dell’ascensore, mentre usciva per andare a scuola. Ne rimase spaventato e affascinato; i suoi occhi non convergevano: il destro se ne andava per conto suo, mentre il sinistro puntava dritto sull’oggetto dell’attenzione. Dove andasse a parare il suo occhio destro, non lo sapeva allora e non lo sa tuttora. Il fatto è che con l’occhio sinistro ha imparato a fare tutto quello che si chiede a un occhio: leggere, guardare, osservare, scrutare, fare l’occhiolino. Col destro – invece – non sa leggere; non sa guidare l’automobile; e percepisce i colori in modo alterato: il verde dei prati è sempre diverso da come glielo descrivono gli altri (d’accordo con l’occhio sinistro); in più: l’occhio destro è meno sensibile alla luce che ferisce chi ha gli occhi chiari. E i suoi sono verdi (della stessa tonalità).
La disarmonia visiva – niente sinossi, tridimensionalità incerta – è diventata la cifra della sua vita: sposato con una donna che ama, non ci convive. Vive proiezioni mecenatesche, ma è povero. Fa il giornalista per Report (Rai3), insegna (sociologia del pubblico dei musei, addirittura!) all’Università di Ferrara e ha anche scritto un bel tomo (I signori di Roma, NewtonCompton, 2015); ma sempre pensando ad altro. Soprattutto a come versare il vino nel bicchiere senza sporcare la tovaglia.

Francesca Minerva [biologica]

libro-radice: Le vene aperte dell’America Latina
Cresciuta in una casa piena di libri, ha iniziato fin da piccola a esplorare terre lontane attraverso autori di vari continenti. Finché il richiamo della Patria Grande si è fatto così intenso da trascinarla oltreoceano, non più solo con la fantasia. Tra la selva Lacandona del Messico, la Colombia e l’Amazzonia peruviana ha lavorato a fianco di organizzazioni indigene e conosciuto le loro lotte per la difesa de la Madre Tierra. Specializzata in cooperazione internazionale, ha diretto progetti per lo sviluppo di filiere agro-forestali sostenibili e la tutela della biodiversità. E li ha raccontati attraverso foto, reportage e video. Oggi si occupa di responsabilità sociale d’impresa e progettazione europea, nella Roma che ha imparato ad amare solo dopo averla guardata da molto lontano.

Olivia Quattrocchi [amante della natura]

libro-radice: L’ottavo arcano
Romana di nascita, classe 1979, ma con nonni del frosinate e di Merano. Un bel mix!
A Roma ci sono nata, ma sono cresciuta a Formello, come si diceva una volta “in campagna”, da quando avevo pochi mesi. Dalla culla in poi sono vissuta all’aria aperta, con prato e sole, sempre affiancata da un “fedele” compagno.
Proprio grazie a questo luogo ho sviluppato da subito un incondizionato amore per la natura, del quale ho preso consapevolezza solo in età più matura. Natura che oggi è una delle mie grandi passioni ed è diventata anche la base del mio lavoro:  da tre anni ho aperto, a Formello, il mio negozio di té, tisane, spezie e prodotti naturali, che oltre ad  essere un’attività commerciale, è più semplicemente la mia isola felice, il mio punto fermo, la mia ispirazione. Un luogo dove poter fare non solo commercio, ma qualcosa di più, e che proprio per questo è stato scelto come “Consolato di Formello” dell’associazione La città di Isaura, di cui sono, con grande onore, uno dei soci fondatori.
La seconda mia grande passione è l’architettura, con la quale, in famiglia, ho sempre avuto a che fare. Sia direttamente, per il lavoro dei miei genitori, sia indirettamente, per quello, in età giovanile, della mia nonna paterna. L’architettura è stata anche oggetto della mia prima fase di studi. Il piacere di progettare un oggetto o un ambiente ha, per me, qualcosa di davvero molto affascinante ed irresistibile. Ancora oggi.
La mia terza passione? Ovviamente la lettura. E terza non per importanza, ma per il fatto di essere ciò che ha accompagnato tutte le fasi della mia vita, da quando ero bambina, agli studi in età adulta e a quelli degli ultimi anni. Ma soprattutto sempre presente nei momenti di spensieratezza che ho voluto concedermi.

Silvano Piccardi [l’eterno dilettante della lettura]

libro-radice: Tom Sawyer
Attore, regista, autore, direttore di doppiaggio, consigliere di amministrazione di Nuovoimaie e…basta così. Mi piacerebbe che gli uomini tra loro e tra loro e la natura, trovassero un’amorosa convivenza armonica. Temo che non si sia su una buona strada….la nostra Città sia di buon auspicio.

Vittorio Picconi [vede bene soltanto col cuore]

libro-radice: Lettori selvaggi
Con Luciano Minerva ci siamo conosciuti nel 1987, durante i Mondiali di Atletica Roma ’87; lui lavorava all’ufficio stampa e io curavo l’immagine coordinata dell’Evento. Avevo realizzato soltanto da un anno il logo ufficiale dei Campionati del Mondo di Calcio Italia ’90, all‘età di 35 anni, nella piena maturazione professionale.
Negli anni a seguire, per una serie di ovvi collegamenti, la mia professione di grafico si è soprattutto sviluppata nel mondo dello sport. Sono seguiti i progetti dell’immagine coordinata di altri cinque Mondiali e la grafica di diverse Federazioni Sportive.
L’amore per i libri, e la viva curiosità mi hanno però sempre accompagnato come un binomio inscindibile e indispensabile per la mia professione.
Con Luciano ci siamo ritrovati, complice l’opera di Eduardo Galeano, dopo molti anni, in una caldissima serata estiva. Luciano e Alvaro Vatri, presentavano l’opera del grande scrittore uruguiano. Anche questo con Galeano fu un re-incontro: scrittore da me amato e letto anni prima. Da allora non ci siamo più persi, né con Galeano né con Luciano.
Alla nascita del progetto Isaura, è stato naturale aderire immediatamente, affiancando l’Associazione con il mio lavoro di grafico, cosa che obiettivamente mi riesce meglio.
Lascio volentieri a Luciano ad Alvaro e agli altri il compito della scelta e della lettura dei testi che ci accompagneranno in futuro.

Alvaro Vatri [l’essenziale è intendersi]

libro-radice: Pinocchio
Nato a Roma nel 1949. Diplomato in Pianoforte, laureato in Lettere Classiche, giornalista pubblicista. Dopo aver insegnato ed essere stato collaboratore della RAI come autore e conduttore di programmi radiofonici per Radiodue, dal 1980 ha lavorato come speaker del Telegiornale presso la RAI – Radiotelevisione Italiana. In ambito musicale è attivo come direttore di coro, “divulgatore” (conferenze, corsi e seminari accademici e pubblicistica), e dirigente nell’ambito dell’Associazionismo Corale Amatoriale Regionale e Nazionale.

 

IL BARONE RAMPANTE DA RACCONTARE NEI PARCHI

Eccolo, lo spettacolo già pronto, da portare nei parchi, nei giardini, nelle ville. E’ una riduzione del Barone Rampante di Italo Calvino, con una selezione accurata di brani dal romanzo già sperimentati, provati e riprovati e le immagini originali di Rosaria Torquati. L’assaggio è stato a Petritoli, a ottobre 2017, grazie a Roberto Ferretti. Questo è uno dei testi (il primo, probabilmente) più adatti per il nostro Librinparco. La scheda che pubblichiamo qui offre tutti i particolari. Scrivendo a lacittadiisaura@gmail.com si possono conoscere i costi e la scheda tecnica.

“La mia casa è dappertutto, dove posso salire, andando in su”

letture dal “Barone rampante” di Italo Calvino e altro
a cura di Luciano Minerva e Alvaro Vatri
letture di Aldo Cerasuolo e Antonella Civale
Intermezzi musicali di Marco Di Domenico
Costruzioni grafiche di Rosaria Torquati

 

Il romanzo di Calvino e la nostra lettura
“Fu il 15 di giugno del 1767 che Cosimo Piovasco di Rondò, mio fratello, sedette per l’ultima volta in mezzo a noi.”
Comincia così il romanzo Il barone rampante di Italo Calvino, pubblicato nel 1957 per Einaudi. Nel 2017 abbiamo voluto ricordare e celebrare un doppio anniversario, reale e letterario: il 60mo della pubblicazione del libro, letto e amato da almeno tre generazioni, e il 250mo dell’anno in cui – come sintetizza Calvino – “un ragazzo sale su di un albero, si arrampica tra i rami, passa da una pianta all’altra, decide che non scenderà più.” Abbiamo compiuto una scelta accurata di brani che permettono di riascoltare, in un ambiente naturale ideale, un libro che, come Peter Pan e Alice nel paese delle meraviglie, non è solo per i ragazzi, ma è adatto a tutti e si può leggere e comprendere su diversi livelli: un vero e proprio classico della letteratura.
Le storie del romanzo mettono l’accento sul rapporto tra Uomo e Natura, fondamentale e complesso; sulla possibilità di vedere la realtà e la vita sociale dall’alto, per comprenderle meglio; sulla costante, turbinosa e contraddittoria ricerca dell’amore; sul piacere universale di leggere, ascoltare, inventare storie e racconti; sull’aspirazione utopistica a uno Stato ideale, abitato da uomini giusti, immaginato da Calvino sugli alberi.
Questo lavoro non è un adattamento, ma una selezione di brani del fedele al ritmo narrativo, all’essenza, allo spirito del testo. E’ una “lettura recitata” dagli attori Aldo Cerasuolo e Antonella Civale, in un vero e proprio percorso suddiviso in scene da leggere in più siti, corrispondenti ai luoghi della narrazione, in scenari naturali.
Lo scenario ideale per questa lettura è in parchi e giardini pubblici e privati, capaci di richiamare negli ascoltatori, attraverso l’esperienza diretta e il coinvolgimento di tutti i sensi, il nostro pieno far parte della Natura.
I pannelli in canapa lunghi tre metri da appendere agli alberi, con scritte e disegni in bianco e nero, realizzati da Rosaria Torquati e le improvvisazioni eseguite al auto da Marco Di Domenico accompagnano attori e spettatori sul percorso narrativo, completandolo sul piano visivo e uditivo.
Per queste caratteristiche “La mia casa è dappertutto, dove posso salire, andando in su” o re una lettura attraente a più livelli, destinata a un pubblico eterogeneo per età e cultura.

Chi siamo
“La mia casa è dappertutto, dove posso salire, andando in su” è il frutto di un lavoro di squadra di persone che credono nel confronto, nel dialogo, nella fertilità creativa degli incontri tra esperienze diverse.
La collaborazione tra gli autori Luciano Minerva e Alvaro Vatri, giornalista uno, speaker dei Tg l’altro, nata da molti anni di esperienza comune alla Rai, per la rubrica Incontri di Rainews 24 con autori di tutto il mondo, prosegue con la creazione e promozione di iniziative culturali, che oggi hanno trovato spazio nella creazione, insieme con altri soci fondatori, ne La città di Isaura.
Luciano Minerva è autore di documentari (con Paolo Aleotti Tutti i colori di una vita. Tiziano Terzani si racconta) e ha curato, con Silvano Piccardi, spettacoli di “Teatro documentario” al Festivaletteratura di Mantova e a Dedica Pordenone.
Alvaro Vatri, laureato in lettere, diplomato in pianoforte, direttore di coro, giornalista pubblicista, promuove e divulga la cultura letteraria e musicale in varie forme, spesso multimediali.
Anche gli attori Aldo Cerasuolo e Antonella Civale lavorano insieme da anni, in letture pubbliche di poesia e prosa in spazi convenzionali e non, adatti comunque alla magia della parola.

Aldo Cerasuolo, attore e performer – con studi classici e di architettura, oltre che recitazione – cura egli stesso, il più delle volte, la selezione e l’adattamento dei testi. Il suo amore per i libri si è espresso anche nell’attività di libraio.
Antonella Civale, attrice di teatro, cinema e tv, diplomata all’Accademia Nazionale Silvio D’Amico, con specializzazioni in Italia e all’estero (una presso l’American Conservatory Theatre di San Francisco) è molto attiva nel Teatro o e insegna dizione e public speaking.
Il musicista Marco Di Domenico è un giovane e brillante falutista, vincitore di importanti premi, collabora con diverse istituzioni musicali e svolge una apprezzata attività concertistica in formazioni cameristiche e discografiche.
La graphic-designer Rosaria Torquati, product designer in libera professione dal 1990, progetta accessori di arredo, pelletteria e scarpe, e ama stimolare, in originali percorsi creativi, l’attenzione del pubblico con una ironica e inusuale costruzione della gura antropomorfa. Una serie di sue opere gra che sono state pubblicate dalla rivista della Ars Sutoria School di Milano.

SIAMO ALL’ELBA, FINALMENTE. PER VIAGGIARE LEGGENDO CON GIOIA

Rio nell’Elba. L’Elba Book Festival, il festival dell’editoria indipendente, è alla sua quarta edizione. A soli tre mesi dalla nascita, la città di Isaura approda nell’isola, in un gemellaggio ideale con l’Associazione che organizza il Festival, per affinità di sentire, per quelle amicizie che si stabiliscono fin dal primo contatto, per quelle connessioni che funzionano subito.

Saremo impegnati in quattro eventi, cercando – si parva licet – di proporre qualcosa di nuovo. La prima novità riguarda il viaggio verso l’isola, frutto di un accordo con il Festival e la compagnia di navigazione Moby.

Chi viaggerà verso Rio Marina alle 10,10 di martedì 17, primo giorno della manifestazione, troverà – sul mare – una sorpresa: una proposta alternativa al solito televisore acceso.
In uno dei saloni del traghetto, Luciano Minerva e Maria Pia Iannuzzi leggeranno ad alta voce delle storie. Brevi racconti e letture sull’Elba, sul viaggio, sul mare, sulle isole. Non solo un modo per collegare i libri all’Elba, nello spirito del Festival, ma anche per provare a staccare la spina dai ritmi quotidiani e stimolare il pensiero, l’attenzione, la curiosità. Un motivo in più, speriamo, per lasciare in tasca lo smartphone, almeno finché durerà la breve traversata fino all’isola.
Si tratta di un esperimento che si estenderà ad altri viaggi Moby, dalla terraferma all’isola, nei giorni dell’Elba Book Festival,, fra il 17 e il 20 Luglio. L’iniziativa prevede anche altre letture, curate di un’altra associazione, Cardiopoetica, e l’autopresentazione di alcuni degli editori presenti.

La città di Isaura sarà nuovamente in mare e in voce, per altre letture suggestive, la mattina dell’ultimo giorno, venerdì 20, con la corsa delle 11 da Piombino a Portoferraio.

Come andrà? Saremo capaci di comunicare il nostro entusiasmo? Come risponderanno i viaggiatori? Non lo sappiamo, ovviamente, ma siamo fiduciosi.
Certo: a pensarci bene, vista la nostra voglia di navigare, avremmo potuto pure chiamarci Itaca… Ma, lo sappiamo, è meglio non sfidare l’ira di Poseidone.

 

 

 

UNA VITA NON BASTA. STORIA DI UN ROMANZO

Sono passati cinque anni dalla pubblicazione del mio primo e unico romanzo, Una vita non basta. Memorie da una metamorfosi. Ma i libri, a meno che non siano legati alla stretta attualità, non scadono mai. Dunque ecco una nuova presentazione, a Formello, come prima iniziativa nella sede del Consolato della Città di Isaura. La coincidenza con i giorni dei mondiali di calcio non è affatto casuale. Perché tutta la vicenda del romanzo nasce da uno strano fenomeno legato ai campionati mondiali di calcio del 2010, quelli giocati in Sudafrica e vinti dalla Spagna. A lato degli avvenimenti sportivi, a migliaia di chilometri di distanza, nell’acquario di Oberhausen, prese parte ai mondiali un piccolo animale acquatico, il polpo Paul, attirandosi l’attenzione dei media e del pubblico di tutto il mondo. La sua specialità era indovinare i risultati delle partite: otto volte su otto ci riuscì e divenne una specie di mito effimero universale. Di lui si parlò, sui siti di lingua spagnola, il doppio rispetto agli articoli dedicati alla Spagna campione del mondo.
Quando seppi che Paul era nato all’isola d’Elba, mi venne di scrivere un racconto di getto, in cui immaginavo che Paul fosse il risultato della metamorfosi di un giovane portiere elbano soprannominato la piovra, finito misteriosamente nelle acque dell’isola. Non ero mai stato all’isola d’Elba ma, avendo scritto un racconto che l’aveva al centro, colsi l’occasione per farlo. E con l’isola scoprii una quantità di storie belle e profonde che andavano raccontate: da storie di minatori e di solidarietà del primo ‘900 a storie di mare, come quella di Jacques Mayol, che scelse l’isola come luogo per fare i suoi record e per viverci (“è il mare più bello del mondo” diceva). Seguendo le tracce della piovra (animale solo letterario, in natura non esiste) sono arrivato a Victor Hugo, a Ringo Starr e a tante altre storie, alcune vere, alcune nate raccontando. E al centro, come un filo rosso, la storia d’amore per la misteriosa Greta, quella che unisce le due vite di Lorenzo il portiere e Paul il polpo. Un romanzo scritto con tre voci narranti, un anno di vita e di scrittura dedicato a una storia a cavallo tra realtà e fantasia, dove si fatica a distinguere una dall’altra. A Robin edizioni che mi ha dato, nel 2013, l’opportunità di pubblicarla, va ancora la mia gratitudine. (l.m.)

THICH NHAT HANH, MAESTRO DI PACE

Ad aprile 2003 Thich Nhat Hanh, monaco buddhista vietnamita, poeta e scrittore, venne a Castelfusano per un ritiro a cui partecipavano 900 persone. “Posso intervistare il Maestro?” chiesi con il dovuto anticipo all’ufficio stampa del ritiro spirituale, usando la formula di cortesia e rispetto (Thai, il Maestro) in uso fra praticanti e moncai. Ebbi, per fortuna, la più strana risposta che mi sia mai capitata a una richiesta di intervista: “Le sarà possibile intervistarlo solo se seguirà e parteciperà, almeno come osservatore, al nostro ritiro di cinque giorni. Solo così saprà meglio cosa chiedere e potrà rivolgergli domande più interessanti.”

L’intervista nel video delle Teche Rai venne dunque dopo quattro giorni di ritiro, il primo a cui abbia partecipato, considerandola “una buona occasione”, come amava dire Terzani. E’ una tra le esperienze più intense che mi porto dentro. Il testo integrale in pdf è nella stessa pagina delle Teche (l.m.)