Vittorio: faccio parte dei “lettori selvaggi”

Nel suo splendido volume Lettori Selvaggi Giuseppe Montesano, spaziando “dai misteriosi artisti della Preistoria a Saffo a Beethoven a Borges”, mi ha indicato, fornendomela su un piatto d’argento, la categoria di lettore in cui mi riconosco pienamente, quella di “lettore selvaggio” e a cui da sempre, penso di appartenere a pieno titolo.
Tutte le volte che compro un libro colpito dall’estetica della copertina (forse influenzato dalla mia professione di grafico) sono un lettore selvaggio; tutte le volte che mi attrae invece un titolo, oppure vengo catturato dalle prime righe di apertura, o di chiusura mi sento un lettore selvaggio; così, quando con piacevole disinvoltura passo da Silone a Verga, da Gozzano a Pavese, da Mario Rigoni Stern a Vito Mancuso, dal Mordecai Richler di La versione di Barney al Ritorno del Dinosauro di Piero Dorfles, da Diego De Silva a Orhan Pamuk; per non parlare poi delle curiose escursioni effettuate fra Dario Fo e Montale, fra Gabriel Garcia Marquez e Pirandello e Gianni Rodari e Dostoevskij e Eduardo Galeano (responsabile postumo, attraverso un incontro di letture, di avermi fatto rincontrare Luciano Minerva e conoscere Alvaro Vatri).
Ecco, durante queste “selvagge” scorribande, in tutti questi salti in alto, in lungo e in largo della mente fra narratori, poeti e saggisti mi sento di appartenere di diritto al “Club dei Lettori Selvaggi”; il tutto, si sarà compreso, senza mai tenere in gran conto generi, epoche, categorie e mode.
Il libro è bello? Va comprato! E’ scritto bene? Potrebbe arricchirmi? Comprato!
Un amico compositore musicale, scherzando (ma non troppo) e gettando alle ortiche tutti i generi, usa dividere la musica in due sole categorie: la musica fatta bene e quella fatta male; sono d’accordo con lui e per i libri mi sento di applicare lo stesso sistema di giudizio.
Mi piace paragonarne l’acquisto a quello dei condimenti da cucina: una volta acquistato, il sale, lo riponi nella credenza per consumarlo soltanto al bisogno.
Così per i miei amati libri; pur acquistandone in continuazione, a volte, li apro solo dopo anni.
Un esempio per tutti, il bellissimo Memorie di Adriano della Yourcenar. Iniziato più volte, più volte abbandonato e divorato successivamente in pochissimo tempo: era quello, forse, il momento adatto per quell’indispensabile nutrimento dell’anima.
Un’ultima considerazione. La mia dipendenza cronica dall’odore magico dell’inchiostro e della carta stampata mi impedisce di apprezzare (almeno per ora), i libri in formato digitale, gli eBook.
Mi diverte associarli ai tapis roulant: sì, d’accordo, corri lo stesso, sudi lo stesso… ma correre all’aperto è un’altra cosa.

Vittorio Picconi

Un commento su “Vittorio: faccio parte dei “lettori selvaggi””

  1. Le tue parole, caro Vittorio, sono state preziose, perché partendo dalla lettura mi hanno fatto riflettere sulla vita. Ero anche io un “lettore seriale”, ma la frenesia della vita di tutti i giorni mi ha (tristemente direi) allontanato dalla serialità. Purtroppo ora riesco a leggere solo nei rari periodi di vacanza e di questo mi rammarico……quindi grazie per ciò che hai scritto! È stata un ulteriore opportunità per riflettere sulla vita.

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