Solidarietà. Estratti dal libro “Solidarietà. Un’utopia necessaria” di Stefano Rodotà

Proseguiamo la pubblicazione della selezione di brani dai testi  prescelti per gli incontri delle Arti del lunedì al CSA delle Rughe. Quello precedente era Rispetto, di Richard Sennett

Stefano Rodotà. Solidarietà. Un’utopia necessaria. Laterza,2014

Avvertenza: La scelta di questi brani non può né vuole essere esaustiva. E’ uno dei tanti possibili percorsi attraverso un libro, che permettono, a chi non l’ha ancora letto, di conoscerne alcune parti, di provarne piccoli “assaggi”, che trasmettano il sapore del linguaggio, del ritmo, del pensiero dell’autore.

La solidarietà. Virtù dei tempi difficili o sentimento repubblicano?

Parole che sembravano perdute tornano nel discorso pubblico e gli imprimono nuova forza. “Solidarietà” e tra queste e, pur immersa nel presente, non è immemore del passato e impone di contemplare il futuro. Era divenuta parola proscritta. Di essa infatti ci si voleva liberare o se ne cancellava ogni senso positivo capovolgendolo nel suo opposto. Non più tratto che lega benevolmente le persone ma delitto, delitto appunto di solidarietà, quando i comportamenti di accettazione dell’altro, dell’immigrato irregolare ad esempio, vengono considerati illegittimi e si prevedono addirittura sanzioni penali per chi vuol garantire i diritti fondamentali come la salute o l’istruzione.

La ragione che consente di andare oltre queste ostilità risiede nel suo essere un principio volto a scardinare barriere, a congiugnere, a esigere quasi il riconoscimento reciproco, e così a permetttere la costruzione di legami sociali nella dimensione propria dell’universalismo. Di legami, si può aggiungere, fratenri,poiché la solidarietà  si congiunge con la fraterntà, in un gioco di radici linguistici che ci spinge verso radici comuni.

Dal dovere morale alla regola giuridica

La modernità occidentale si è venuta organizzando intorno agli uomini che nascono tutti “liberi e uguali”, e proprio libertà ed eguaglianza sono state la vera bussola indicante un cammino che non è stato sostanzialmente modificato quando la fraternità si è aggiunta nel costituire la storica triade dei principi.

[Il principio] è nominato in molte costituzioni e in documenti internazionali, compare in più di un punto del trattato europeo di Lisbona, soprattutto dà il titolo a uno dei capitoli della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

[Già nel ‘500] nel Discours de la servitude volontaire, Étienne de La Boétie scrive: “Vi è qualcosa di evidente nella natura, qualcosa che nessuno può dire di non vedere, è il fatto che essa, strumento di Dio, e governante degli uomini, ci ha fatti di una medesima forma e, come sembra, col medesimo calco, affinché noi ci si riconosca scambievolmente come compagni o meglio fratelli.”

[Le sue parole] tracciano un itinerario in cui compare, forte, il legame sociale dal quale nasce la considerazione di una natura che ha fatto tutti tutti liberi, “perché siamo tutti uguali”. In quel testo cinquecentesco è ben percepibile l’impossibilità, pur integralmente morale, di separare il nascere tutti liberi ed eguali dal dovere di solidarietà.

Perché rimane sullo sfondo, e addirittura sembra svanire, la fraternità, malgrado il suo riconoscimento così esplicito e risalente nel tempo?

Fraternità e solidarietà

Della triade rivoluzionaria proprio la fraternità si rivela precocemente la componente più debole, o quella più difficilmente accettabile, tanto che Napoleone, nel suo proclama del 18 brumaio, si sarebbe pèresentato ai francesi come difensore della “libertà, eguaglianza, proprietà”.

La debolezza della fraternità non può esser fatta derivare da un suo carattere astratto, da un suo intimo formalismo. E’ una sorta di sua incompatibilità con la sempre più trionfante logica proprietaria a determinarne l’emarginazione. Siamo di fronte a un classico conflitto tra inclusione (fraterna) e esclusione (proprietaria).

La crisi economica, e la scarsità delle risorse disponibili da essa determinata, ripropongono la dipendenza totale della solidarietà da un fattore esterno, dalle risorse economiche disponibili, imponendo così una visione di diritti sociali unicamente come diritti sottoposti alla condizione obbligante dell’esistenza dei mezzi finanziari necessari per renderli effettivamente operanti.

Solidarietà e cittadinanza

L’esperienza dello Stato sociale ha contribuito a definire in maniera spesso determinante i caratteri del principio di solidarietà: facendo l’emergere con nettezza un profilo sociale specificato nella forma della redistribuzione intersoggettiva istituzionalizzata dallo Stato.

[Si individua] un terreno dove la solidarietà assume valenza normativa, sintetizza una relazione particolare tra diritti e doveri. E questo accade attraverso un processo che consente di uscire dalle solidarietà parziali per approdare a una solidarietà generale riconosciuta come principio costitutivo dell’ordine costituzionale. [La solidarietà è] riferimento fondativo del nuovo concetto di cittadinanza, intesa come l’insieme dei diritti che accompagnano la persona. Tema questo che emerge con chiarezza nella dimensione europea […] perché vengono riconosciuti diritti anche a persone che non siano cittadini di uno dei paesi membri.

L’attenzione rinnovata per la solidarietà nella sua connessione con la cittadinanza rende palese la contraddizione in cui si è impigliata l’Unione Europea nel momento in cui ha ritenuto, in nome delle politiche di austerità finanziaria, di poter escludere dal suo quadro costituzionale proprio la Carta dei diritti fondamentali.

Il principio di solidarietà per il modo in cui compare nella Costituzione Italiana [art.2] viene specificato come un insieme di doveri e questi sono declinati con riferimento alla politica all’economia alla socialità. Non è casuale la collocazione tra l’articolo 1 che fonda la Repubblica sul lavoro, e l’articolo 3, dove la dignità compare con una esplicita connotazione sociale e riferimento agli ostacoli “di ordine economico e sociale” e si rinvia letteralmente ai doveri di solidarietà “economica e sociale” dell’articolo 2. Questa è una conferma della necessità di una lettura sempre consapevole dei legami inscindibili tra dignità, solidarietà, e uguaglianza.

Il titolo IV della Carta dei diritti fondamentali [dell’Unione europea] offre riferimenti significativi per l’insieme dei diritti sociali e riconduce all’interno della solidarietà i temi della salute, dell’ambiente, dell’accesso ai servizi economici di interesse generale, della tutela del consumatore, sottraendoli così a una impostazione tutta economicistica.

L’Unione Europea [ha contraddetto se stessa] nel momento in cui ha ritenuto, in nome delle politiche di austerità finanziaria, di poter escludere dal suo quadro costituzionale proprio la carta dei diritti fondamentali.

Vale la pena di ricordare, in tempi di perdita della memoria e di regressione culturale, l’innovazione profonda prodotta dalla cultura politica e giuridica italiana quando venne scritto l’articolo 3 del codice civile del 1865, dove il godimento dei diritti civili fu sciolto dal vincolo con la cittadinanza nazionale e così riconosciuto anche allo straniero senza la condizione, allora obbligante della reciprocità . “I diritti civili [- c’è scritto in quella legge -] spettano all’uomo come tale, non al solo cittadino, ecco il principio, grande e generoso nella sua semplicità, accolto e attuato dal nostro legislatore”.

Solidarietà, diritti, doveri

La solidarietà si manifesta tutte le volte che si entra nella dimensione universalistica come solidarietà tra le persone per quanto riguarda Ad esempio la tutela generale della Salute tra le generazioni Per quanto riguarda il sistema delle pensioni e in relazione a determinati beni tra i quali quelli ambientali anche tra le generazioni presenti e quelle future.

Carità, assistenza, solidarietà

La vicenda culturale della solidarietà diviene terreno di incontro di tradizioni diverse come la fratellanza cristiana e il pensiero socialista. Soprattutto si  distacca sempre più nettamente dalla matrice caritativa, si fa strumento di organizzazione politica e di emancipazione sociale, e così si manifesta con particolare intensità come solidarietà operaia o di classe, ponendo le premesse per una forma di Stato connotata dal riconoscimento pieno dei diritti sociali e dal principio di solidarietà che ne costituisce il saldo fondamento.

Crescita e benessere

Il Welfare State […] ha finito con l’essere riferimento costante unificante, costruito proprio intorno alla solidarietà.

Forse un punto istituzionale di intersezione tra crescita e benessere può essere trovato nelle parole che aprono l’articolo 36 della Costituzione: “il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.

La questione vera è rappresentata dal mantenimento della coesione sociale, che non nasce da processi spontanei, ma è funzione del grado di benessere che l’organizzazione istituzionale rende possibile. Quando questa premessa scompare, o si degrada, la solidarietà collettiva si scompone nelle logiche individualistiche o di categoria, si manifesta in una molteplicità di conflitti, può lasciare il posto alle terribili “guerre tra poveri”.

Individualismo e globalizzazione: può la solidarietà sopravvivere?

Inseparabile dal quadro complessivo dei principi la solidarietà non compare come voce solista. Ma questo non vuol dire che non si debba individuare con maggior precisione ciò che le è proprio. […] Può la solidarietà sopravvivere nel tempo della individualizzazione crescente, della globalizzazione, della “morte del prossimo”? […] Luigi Zoja ci ricorda che “con la parabola del buon samaritano Cristo propose un salto morale rivoluzionario. Al tempo stesso, impose un ideale elevatissimo sentito dai circostanti come poco realizzabile e, in buona parte, antipsicologico: amare lo straniero. E’ istintivo pensare che questo compito impossibile, questo ‘scandalo’ sia stato un fattore non secondario dell’isolamento, abbandono e morte del Cristo stesso”.

Produrre solidarietà

Vi sono situazioni in cui la solidarietà si incarna direttamente in istituzioni che la producono e ne arricchiscono l’immediata capacità trasformativa. E’ il caso della garanzia di un reddito alle persone, che richiama uno dei motivi originari dello Stato sociale e che oggi, nel tempo della povertà e delle disuguaglianze crescenti, rimette al centro i nessi tra solidarietà, dignità, eguaglianza. La solidarietà è parola che torna a riassumere l’attenzione per la condizione umana. Nessuno può essere condannato alla solitudine e all’abbandono senza che questo determina la perdita radicale di legittimità delle istituzioni pubbliche.

Uno degli elementi costitutivi della solidarietà è la finalità dell’inclusione, che porta con sè anche l’ineliminabile attitudine cooperativa con altre persone, unificate dal fatto che uno stesso bene serve per la soddisfazione della medesima categoria di interessi. Si può aggiungere che la forte attenzione per i beni comuni appartiene a quella nuova ondata di beni ad alto contenuto relazionale che caratterizza il nostro tempo valorizzando condivisione, interazione con l’altro, socialità, benefici reciproci.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *